in-caso-di-svalutazione-le-case-degli-italiani-avrebbero-meno-valore-no
Questo terzo articolo sul tema delle conseguenze della svalutazione della moneta è dedicato agli effetti sugli immobili e in particolare sulla casa, che da sempre costituisce la forma di risparmio più importante per gli italiani. Come tale è più facile fare del terrorismo su un tema caro ai tanti risparmiatori. Non è un caso che abbia scelto questo argomento; infatti un certo Pierluigi Ciocca sul Corriere della Sera dello scorso 30 aprile afferma  
 
 […]  Crollerebbero i valori dei cespiti patrimoniali, a cominciare dai titoli obbligazionari e azionari in portafoglio. La carenza di mezzi finanziari e l’aumento del costo dei mutui deprimerebbero le quotazioni degli immobili, pari a oltre il 60% della ricchezza […]
 
È proprio così? come nei precedenti articoli sulla svalutazione chiamiamo ‘nuova lira’ la moneta italiana post euro, con cambio 1 a 1 rispetto all’euro al momento dell’uscita dal sistema monetario dell’euro.  
In caso di svalutazione della nuova lira del 30% rispetto all’euro che conseguenze ci sarebbero per chi possiede una casa in Italia?
 
Se una casa oggi vale  300.000 euro e vendendola puoi comprare due case da 150.000 euro, dopo l’uscita dall’euro quella casa avrebbe un valore di 300.000 nuove lire e potresti comprare sempre due case da 150.000 nuove lire. Cioè se hai 300.000 euro e puoi comprare un bene reale  come la casa di quel valore , anche  nella fase post euro potrai comprare lo stesso bene reale con 300.000 nuove lire. La svalutazione non ha nessuno effetto reale sul mercato italiano della casa, cambia l’unità di misura del bene reale. 
 
Inoltre se oggi paghi 1000 euro di affitto con uno stipendio da 2000 euro, domani pagherai 1000 nuove lire con uno stipendio da 2000 nuove lire. Anche in questo caso cambia solo l’unità di misura.
 
In sintesi la svalutazione modifica il rapporto tra monete, ma non il rapporto di valore tra beni reali all’interno dello stesso Stato; la svalutazione modifica solo il rapporto tra la nuova lira e le altre monete, con rapporti che differiranno per ogni singola moneta scambiata con  la nuova lira.
 
Chi oggi possiede una casa all’estero nell’area euro si troverebbe un patrimonio in nuove lire maggiore del 30%, cioè sarebbe finanziariamente più ricco (pur possedendo sempre lo stesso bene reale). Invece chi non ha una casa all’estero non potrebbe mai essere del 30% più povero. 
 
Insomma avrebbe una minor capacità di acquisto nell’area euro ma non una riduzione della propria ricchezza reale.
 
Se ribaltiamo la questione (ed è il caso che sfugge al giornalista del Corriere ma che riguarda la stragrande maggioranza degli italiani) chi ha una casa in Italia, per esempio una casa al mare  da vendere o affittare, avrebbe di fronte a se dei potenziali acquirenti/affittuari esteri provenienti dall’area euro con una capacità di spesa maggiorata del 30%.
 
Altra correzione da fare è questa: leggendo l’articolo sul Corriere si potrebbe pensare che il mercato immobiliare abbia goduto fino ad oggi della forza dell’euro, ma i dati della Banca d’Italia sotto riportati sembrano dirci tutt’altro. Crollo delle vendite e del prezzo a metro quadrato dal 2007 ad oggi e tutto nel magnifico mondo dell’euro!
 
 
Infine per non lasciare altri punti in sospeso nella frase virgolettata di Ciocca  faccio osservare che se uno possiede dei titoli in euro continuerà ad avere titoli in euro, salvo che non desideri venderli di sua iniziativa, mentre per quanto riguarda le azioni, che  misurano il valore delle aziende, se le aziende non spariscono il giorno stesso in cui si passa dall’euro alla nuova lira, continuerebbero a produrre come il giorno prima mantenendo lo stesso identico valore sul mercato azionario, ieri in euro oggi in nuova lira, salvo le consuete variazioni del mercato azionario.
 
Infine teniamo sempre ben presente che lo Stato Italiano con la nuova lira e come monopolista della propria valuta, decidendo di stare  fuori dalle regole imposte dai trattati europei,  potrebbe politicamente  perseguire la piena occupazione, garantendo ad esempio un lavoro alle centinaia di migliaia di giovani che potrebbero finalmente  decidere di acquistarsi una loro casa ridando vita al mercato delle case e dei mutui.
E gli interessi dei mutui? Ricordiamo che quando il sistema monetario dell’euro è stato attivato nel 2002,  i tassi era già bassi e ben prima del 2000. Nessuna sopresa quindi. I tassi con la nuova lira ritornerebbero ad essere solo il frutto delle politiche monetarie di uno Stato monopolista della propria valuta  e non più soggetti al ricatto dei cosiddetti mercati.