arresti-fluorsid-indagato-parla-per-5-ore-primi-riscontri

E' durato quasi cinque ore l'interrogatorio in carcere di Marcello Pitzalis, il secondo operaio di una ditta appaltatrice della Fluorsid, finito nell'inchiesta sulla presunta associazione a delinquere e sull'ipotesi di disastro ambientale e inquinamento attorno allo stabilimento di Macchiareddu.

Dopo il faccia a faccia di ieri con il Gip, l'uomo – difeso dall'avvocato Luigi Sanna – ha chiesto e ottenuto di farsi sentire anche dal pubblico ministero Marco Cocco, titolare del fascicolo: ieri, per nove ore, aveva parlato l'ex collega di Pitzalis, Simone Nonnis.

 Davanti al sostituto procuratore, Pitzalis avrebbe fatto le prime ammissioni, in particolare in merito alla inadeguatezza del sistema di riduzione del pulviscolo di lavorazione. L'indagato avrebbe anche raccontato che all'interno dei cumuli di gesso sarebbero stati versati, attraverso dei buchi, altri liquami trasportati con gli autospurgo: impossibile al momento capire di cosa si trattasse.

 Nel 2016 Pitzalis avrebbe coordinato le attività della società di Armando Bollani, altro indagato finito in carcere che, con la sua azienda, curava la logistica per la Fluorsid. L'operaio avrebbe anche chiarito che si trattava di procedure indicate dai superiori.

Oggi si riprende con gli interrogatori di garanzia: sarà sentito dal Gip Cristina Ornano Michele Lavanga, direttore dello stabilimento, Sandro Cossu, responsabile sicurezza e ambiente della Fluorsid, e Alessio Farci, dipendente dell'azienda.