"Rilasciate subito il prigioniero di guerra Doddore Meloni". Non è un appello, ma un "ordine" quello per la liberazione del leader indipendentista rinchiuso dallo scorso 28 aprile nel carcere di Massama (Oristano) indirizzato dal presidente del Movimento nazionale di liberazione sardo, Sergio Pes, al ministero della Giustizia dello Stato italiano e alla Prefettura di Oristano. Il documento è stato trasmesso per la dovuta conoscenza anche al Consiglio generale, al Consiglio di sicurezza e agli uffici per i diritti umani delle Nazioni Unite.
Un ordine al quale ministero della Giustizia e Prefettura probabilmente non risponderanno mai, ma che potrebbe invece essere preso in considerazione dagli uffici interessati delle Nazioni Unite. Perché comunque il Mlns e il suo Governo sardo provvisorio sono stati costituiti seguendo norme di diritto, convenzioni e trattati internazionali riconosciute, sottoscritte e ratificate anche dallo Stato italiano e non è un caso che la cancelleria della Corte europea per i diritti dell'uomo abbia già risposto con richiesta di maggiori chiarimenti al dossier inviato da Meloni prima del suo arresto per dimostrare la "persecuzione giudiziaria per fini politici" di cui sostiene di essere vittima.
Intanto cresce la preoccupazione per le condizioni di salute di Meloni giunto al trentesimo giorno di sciopero della fame. Il leader indipendentista di Terralba è in cella per scontare due condanne a poco meno di sei anni di carcere per reati fiscali e false dichiarazioni. Inoltre è indagato per la sua presunta partecipazione all'associazione eversiva L'Alleanza, assieme a una quarantina di indipendentisti lombardi e veneti, il cui processo è in corso di svolgimento a Brescia.







