La fusione tra le società Wind e Tre, con la conseguente esternalizzazione di alcuni servizi, mette a repentaglio il lavoro di 900 persone negli impianti produttivi di Cagliari, Genova, Palermo e Roma. Lo denunciano il deputato di Mdp Michele Piras e il capogruppo Francesco Laforgia, in una conferenza stampa a Montecitorio con la rappresentante sindacale Marianna Stara.
Piras, con i colleghi Ricciatti, Ferrara ed Epifani ha presentato un'interrogazione in commissione Attività produttive alla Camera per chiedere al governo "quali iniziative urgenti si intendano assumere al fine di salvaguardare i profili industriali e occupazionali legati all'operazione di fusione in un settore strategico come quello delle Tlc". Laforgia assicura che Mdp seguirà la vicenda passo passo "chiedendo anche un incontro al Mise e l'istituzione di un tavolo". Questo Paese, dice Laforgia, "sta smantellando il suo know how. Il capitalismo italiano deve essere investito di una nuova etica della responsabilità: molte di queste aziende prendono anche fondi pubblici.
E se fanno scelte che vanno nella direzione di disfarsi dei lavoratori devono restituire i soldi". "Il governo – spiega Piras – deve tutelare i posti di lavoro messi a repentaglio dal piano industriale, ma anche evitare che operazioni finanziarie servano a depredare conoscenza e competenza per portarla altrove". Tra l'altro, sottolinea, i lavoratori coinvolti sono "persone assunte 15-20 anni fa, che oggi non hanno più 20 anni e fanno più fatica a ricollocarsi nel mercato del lavoro. Il governo e il Parlamento si devono fare carico di chiedere a queste aziende di dimostrare responsabilità sociale e non eludere le normative esistenti".







