La nostra Costituzione tratta il tema delle pensioni all’interno dell’orizzonte politico dell’interesse pubblico. I governi e l’Unione Europea invece affrontano il tema all’interno dell’orizzonte della rendita finanziaria. Per capire la distanza e l’incompatibilità tra i sue modelli dobbiamo ragionare in una condizione limite, che solo apparentemente può sembrare irrealistica.
Supponiamo che in un’isola viva una popolazione fatta solo di giovani ventenni in perfetta salute e dediti al lavoro. Supponiamo inotre che l’isola sia un Stato completamente autonomo e che per questo motivo decide di non avere rapporti con altri Stati. Ogni giovane di questo Stato riceve uno stipendio in cambio del proprio lavoro e ne versa una parte in un fondo pensione in modo da ricevere una rendita negli anni della vecchiaia.
Alcuni di loro fanno il versamento in un conto denominato fondo pensione tramite un bonifico online. La cifra di questo conto, dunque, aumenta ogni mese di più. Ogni mese crescono i bit sul conto corrente fondo pensione senza che di fatto esista qualcosa di tangibile (come potrebbe essere la pasta, dei pelati, carni in scatola oppure vestiti, scarpe etc..).
Tutti gli altri invece prelevano i soldi dal bancomat per poi portarli fisicamente in banca dove verranno conservati in una cassaforte. Ogni mese la cassaforte si riempie sempre più di pezzi di carta.
I giovani diventano negli anni meno giovani ma nessuno decide di avere figli.
Cosa accade quando tutti arrivano alla pensione nello stesso giorno?
In quel momento non ci saranno per nessuno più “mezzi” per vivere. Non sarà più prodotto cibo. Non saranno più prodotti vestiti. Non arriverà più acqua ed elettricità nelle case. Insomma verranno meno tutti i “mezzi adeguati alle loro esigenze di vita”.
Ma i soldi accantonati negli anni, sia dentro la cassaforte sia sul conto corrente online non dovevano servire a garantire a tutti una rendita per una ricca vecchiaia?
I soldi di un conto corrente elettronico non hanno alcun valore in sé se non ci sono cose o servizi da comprare ed a nulla potrà servire una cassaforte piena di banconote se non c’è nulla da acquistare per vivere.
I nostri ex giovani pur avendo ricche pensioni moriranno rapidamente nella privazione.
Risulta ora chiaro cosa prevede la nostra Costituzione e cosa intende per pensione. Lo Stato deve creare risorse reali e servizi reali (cure adeguate, medici e ospedali, assistenza, tecnologia, cibo, ecc) ed ogni altro mezzo adeguato necessario ad una vecchiaia dignitosa.
Ciò che serve per garantire una serena vecchiaia sono beni e servizi reali che una comunità deve creare e condividere. Se queste cose non ci sono nella realtà non potranno essere sostituite da dei soldi di carta conservati in una cassaforte di una banca.
Aggiungiamo un fatto importante: lo Stato monopolista della propria valuta crea i soldi dal nulla e quindi non ha mai problemi di disponibilità finanziaria. Dunque non ha mai il problema di come pagare le pensioni e non ha bisogno, da un punto di vista finanziario, dei contributi per saldare ogni mese le pensioni. Se gli aspetti finanziari non rappresentano un vincolo all’azione dello Stato monopolista della valuta, lo sono invece le politiche che si sceglie di adottare. La scelta di autoimporsi l’austerità e dunque non assumere medici, fisioterapisti, creare infrastrutture, ecc è il vero unico limite alla facoltà di garantire una vecchiaia dignitosa.
L’austerità imposta oggi costringerà i tanti nel futuro ad una vecchiaia misera. Non sarà così per quei pochi che godendo di maggiori rendite finanziarie potranno accaparrarsi le scarse risorse reali della collettività.
È una situazione assurda quella in cui oggi viviamo. Non esiste la scarsità di risorse finanziare per creare i beni e servizi eppure si attuano scelte politiche che impongono austerità e di conseguenza una vecchiaia di miseria. Oltre essere assurdo è anche incostituzionale.
Il terzo e ultimo articolo spiegherà a chi giova questa follia politica.







