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Auguri al Poetto. La spiaggia dei cagliaritani, quella dei centomila, che ha resistito al saccheggio delle dune, alla demolizione dei casotti e al nefasto ripascimento, nel 2013 spegne cento candeline. Certo, è esistita da sempre. Ma solo nell’estate del 1913 il sindaco di allora Ottone Bacaredda, che da tempo aveva intuito le potenzialità della spiaggia, rilascia le prime concessioni agli stabilimenti al Poetto. E i cagliaritani cominciano così a “tradire” Giorgino e La Playa, fino al quel momento le spiagge più frequentate e di moda. Inaugurando le corse, in carrozza prima, sui tram e poi in auto, della città verso la lingua di sabbia dorata e soffice, chiusa dalla Sella del Diavolo e dalle saline di Molentargius, in quegli anni servitù militare e a disposizione dell’esercito.

Chissà se Zedda si sentirà più sollevato scoprendo che in consiglio comunale anche cento anni fa il problema del Poetto agitava i sonni del primo cittadino di allora, come raccontano le pagine del libro “Ajò a su Poettu” di Giuseppe Podda e lo speciale “Cagliari va al mare” della gioielleria Candido Operti.

Già dalla seconda metà dell’800 le mete predilette dai cagliaritani per i bagni estivi erano La Playa e Giorgino, dove i fratelli Carboni gestivano stabilimenti di successo. Mentre la spiaggia del Poetto, lontana dalla città ma già nel mirino degli operatori del settore balneare per il mare cristallino e le dune di sabbia candida, era ipotecata dalle esercitazioni di tiro collettivo della truppa di guarnigione. Finché, nel 1913, la Capitaneria di porto, forte di una dichiarazione del Consiglio sanitario provinciale che aveva dichiarato inquinate le acque, contrariamente a quanto accadeva ormai da anni, nega la concessione agli stabilimenti de La Playa per motivi igienici (in quell’area confluivano gli scarichi fognari).

La Giunta interviene e grazie al Prefetto e al Consiglio sanitario stesso, l’allora sindaco Bacaredda ottiene la revoca temporanea del provvedimento e la Capitaneria autorizza così i “Bagni di Giorgino”, i “Bagni popolari” e i casotti. Ma poco dopo il Capitano del porto cambia idea e impone ai concessionari di demolire gli stabilimenti, minacciando perfino gli arresti personali, giustificando la revoca delle concessioni con un ordine del Ministro della Marina. E’ scontro istituzionale: da una parte sindaco e Prefetto e dall’altra Capitano del Porto e Ministero. In città esplodono le proteste e Bacaredda scrive al Ministero della Marina e a quello dell’Interno.

Da qui la soluzione: si cambia spiaggia. E con l’aiuto e l’interessamento del generale Druetti (comandante della divisione cagliaritana), Bacaredda conquista dal Ministero della Guerra la sospensione delle esercitazioni nei mesi estivi e rilascia ai fratelli Mario e Michele Carboni la concessione per l’apertura di un nuovo stabilimento al Poetto. Restava da risolvere il problema della strada: fino a quel momento non esisteva alcuna via carrabile tra la spiaggia e la città. Decisiva un’azione sinergica: i Carboni si occupano di sistemare la strada, con l’avvallo della Direzione penitenziaria di San Bartolomeo (proprietaria delle aree sulle quali era stato individuato il sedime stradale), mentre la società Vinalcool, convinta dal Comune, istituisce la linea tranviaria tra la città e la nuova spiaggia. I fratelli Carboni possono così realizzare il “Padiglione dei Bagni”, il primo stabilimento del Poetto, tutto in legno e impreziosito da un delizioso ingresso Liberty.

E fu una rivoluzione. Il Poetto diventa la nuova frontiera dei bagnanti e La Playa passa rapidamente di moda. L’anno successivo verrà concessa l’autorizzazione al piano di funzionamento del primo stabilimento balneare e nascerà un altro stabilimento nuovo di zecca, “Il Lido” di Gaetano Usai e dieci anni dopo il Comune ottiene dallo Stato la concessione di 283 mila mq di spiaggia dove saranno impiantati i casotti. I villini arriveranno negli anni ’30. Grazie all’intuizione di Bacaredda e di alcuni illuminati industriali cagliaritani, il Poetto diventerà una delle più rinomate spiagge nazionali. In questi giorni l'associazione Quadrifoglio Karalis ha aperto un sito per raccontare l'evento.