Clima di intimidazione sul teste chiave del processo che vede sul banco degli imputati il dentista Francesco Rocca, di 43 anni, accusato di esser il mandante dell'assassinio della moglie, Dina Dore, avvenuto il 26 marzo 2008. La conferma è venuta al termine dell'udienza di oggi in Corte d'assise a Nuoro. Con un colpo di scena che ha visto il pm della Dda, Danilo Tronci, rivolgersi alla Corte, il magistrato inquirente ha ricordando che il testimone ha ricevuto una lettera anonima minatoria, piena di minacce, ma soprattutto con particolari di atti processuali con riferimenti molto dettagliati.
"Chi ha avuto interesse a diffondere questi particolari?", ha chiesto il rappresentante della pubblica accusa, parole che hanno sorpreso la difesa che si è quasi sentita in causa ed ha dato vita ad una dura reazione. Il pm Tronci, comunque, per tagliar corto al contraddittorio verbale ha annunciato che su questi fatti, e per capire come siano usciti dalle carte istruttorie dettagli poi finiti nella lettera minatoria, avvierà una specifica indagine.
In precedenza la Corte aveva respinto le richieste della difesa sulla inutilizzabilità delle intercettazioni e sull'effettuazione di un sopralluogo in casa Rocca. Il presidente Antonio Luigi Demuro ha incaricato un perito perché trascriva entro tre mesi tutte le intercettazioni mentre nella prossima udienza, del 14 novembre, verrà incaricato anche un altro tecnico per scaricare tutti i supporti informatici. Mentre in tarda mattinata hanno deposto gli operatori della Polizia scientifica che avevano effettuato il primo sopralluogo sulla scena del delitto nel garage della casa di Gavoi.







