Si è costituito ieri mattina ai carabinieri ai quali ha, però, chiesto subito di parlare con la madre: "non volevo ucciderlo" le ha detto poco dopo e poi ha risposto alle domande degli inquirenti e del magistrato durante l'interrogatorio di garanzia. Da ieri è rinchiuso nel carcere nuorese di Badu 'e Carros, dopo tre giorni la latitanza Pietro Basile, il ventenne che a Capodanno ha ucciso con un colpo di pistola il padre, Franco, di 42, durante una discussione in famiglia a Bitti.
Numerosi nei giorni scorsi gli appelli lanciati da familiari, madre e zia, sindaco, parroco e lo stesso vescovo di Nuoro. Gli ultimi inviti a non nascondersi e a farsi carico delle proprie responsabilità lo avrebbero spinto a consegnarsi, assieme all'opera di convincimento attuata, con discrezione, dalle forze dell'ordine. Per lui l'accusa è di omicidio volontario ma sono ancora diversi gli aspetti da chiarire su quanto accaduto il giorno dell'omicidio e in quelli precedenti. Se il giovane ha ripetuto che non vi era la sua volontà nell'assassinare il padre, ferito mortalmente da uno dei tre colpi esplosi con una pistola che il ventenne non ha consegnato ma per la quale avrebbe indicato agli inquirenti dove trovarla, vi è anche da analizzare i rapporti fra i due e fra la vittima e la famiglia.
Fra padre e figlio, infatti, le liti erano frequenti e la relazione si era complicata dopo la separazione dei genitori. Il padre era stato anche denunciato per maltrattamenti in famiglia, nei confronti del figlio e della moglie.







