Pericolo infiltrazione della criminalità organizzata nel settore delle fonti rinnovabili di energia nelle campagne sarde. Lo ha detto il procuratore generale di Cagliari, Mauro Mura, durante il convegno organizzato dalla Coldiretti "Anche la Sardegna è terra di agromafie?". Il magistrato ha aderito al comitato scientifico dell'Osservatorio sulla criminalità nell'agricoltura.
"Subiamo le agromafie – ha spiegato Mura – ci sono una serie di eventi sui quali noi stiamo lavorando sul tema delle fonti rinnovabili di energia. Non c'è dubbio che questa novità debba essere salutata teoricamente con favore. Però abbiamo idea che in questo settore la criminalità organizzata si sta muovendo: esistono delle indagini. Ci sono campagne che vengono sottratte alla loro destinazione agricole e utilizzate per il fotovoltaico. In alcuni casi a distanza da quattro o cinque anni in queste terre non si è visto nulla che abbia parentela con il prodotto agricolo. Non abbiamo elementi per dire che il dominus sia la criminalità organizzata. Però il rischio è alto".
Attenzione anche ad un altro settore: "Sullo smaltimento delle carcasse dei capi morti per lingua blu e peste suina va fatto un calcolo. Ci sono tre centri per l'incenerimento, ma sappiamo che larga parte di queste carcasse viene portata altrove. Per essere trasformata in farine e mangimi".
La soluzione? "Servono controlli – ha concluso Mura – ed è una situazione che deve portare a una riflessione anche il consiglio regionale”.
Presente anche il procuratore Giancarlo Caselli, ora capo del comitato scientifico dell'Osservatorio sulla criminalità in agricoltura di Coldiretti: “Le opacità nel mondo della produzione agroalimentare possono aprire brecce alla mafia e diventare una piattaforma di lancio per la criminalità organizzata. La mafia – continua Caselli – tende a realizzare un regime di monopolio con la possibilità di ricorrere all'intimidazione e alla forze. Si deve sostenere la battaglia: il prezzo lo paghiamo tutti quanti noi consumatori e produttori onesti".
Un avviso: massima attenzione. "Nell'agroalimentare le mafie affondano le radici tradizionalmente, ora lo hanno riscoperto in questo periodo di crisi: del cibo nessuno può fare a meno. Una nuova remunerativa fase di investimento. Orchestrata da abili colletti bianchi, non esiste più il mafioso con coppola e lupara".
Le vittime? "I più deboli – ha spiegato Caselli – quelli che devono risparmiare il più possibile quando devono fare la spesa. Le frodi a tavola, da quando è iniziata la crisi, sono aumentate di tre volte".
L'Osservatorio in trincea: puntando soprattutto sulle armi della ricerca e della sensibilizzazione. "Circa un terzo dei prodotti del made in Italy contiene presenze di ingredienti stranieri. E spesso i consumatori non lo sanno. Spesso non possiamo sapere come queste sostanze sono trattate: bisogna che ci sia trasparenza nelle etichettature".
C'è un nodo da sciogliere: "Molti dati sui prodotti sono in possesso del Ministero della salute – ha concluso Caselli- ma non vengono divulgati perché si ritiene che la conoscenza di questi dettagli possa nuocere alla concorrenza nel mercato".







