Rinvio a giudizio per il deputato ex Pdl Mauro Pili, ora leader di Unidos. Il Gup del Tribunale di Cagliari, Giuseppe Pintori, ha deciso che dovrà essere processato con l'accusa di falso, prima udienza il 16 ottobre, accogliendo la richiesta formulata al termine delle indagini dal pm Gaetano Porcu, titolare dell'inchiesta sulle visite in carcere al presidente del Cagliari Calcio, Massimo Cellino, finito a Buoncammino nel febbraio di due anni fa nell'ambito delle indagini sulla realizzazione dello stadio Is Arenas a Quartu.
Archiviate, invece, le posizioni dell'editore dell'Unione Sarda, Sergio Zuncheddu, e del campione rossoblu Gigi Riva che avevano visitato Cellino in carcere assieme al parlamentare.
Pili, difeso dall'avvocato Pasqualino Federici, era stato indagato dal Pm Porcu per aver fatto entrare Zuncheddu e Riva in qualità di assistenti. La posizione di Riva era stata già stralciata e successivamente archiviata, mentre successivamente il pm aveva stralciato anche la posizione dell'editore.
"Le ragioni di questo processo sono tutte politiche, perché ho assunto posizioni che davano fastidio – ha detto Pili dopo la decisione del Gup – sono entrato con Riva per ragioni del mio ufficio. Non ho mai dichiarato che fosse un mio dipendente. È un processo politico".
"La decisione di rinviarmi a giudizio non mi sorprende e conferma il tentativo di giudicare
la mia azione politica. Il mio legale, avv. Pasqualino Federici, non ha chiesto nessun rito alternativo perché ritengo di dovermi difendere a viso aperto e in pubblico dibattimento senza nascondere niente del mio operato. Ho agito, come sempre, nel pieno e totale rispetto delle norme", lo ha dichiarato il deputato ex Pdl Mauro Pili.
"Ho fatto accesso, come decine di altre volte in carcere accompagnato da svariate persone che, in quanto accompagnatori di un parlamentare, non avevano necessità di nessuna autorizzazione come recita la norma in modo chiaro e netto – ha spiegato Pili – questo è avvenuto in migliaia di casi a livello nazionale come si può evincere dagli atti parlamentari. Non ho mai dichiarato il falso. Gli atti a mia firma attestano in modo
chiaro e inequivocabile che le persone entrate in carcere con me lo facevano in qualità di 'accompagnatori' così come prevede la legge. Per nessun motivo esse dovevano essere miei dipendenti. Nessuna legge lo prevede e sono migliaia le persone entrate in carcere accompagnando parlamentari senza avere nessun contratto di dipendenza con loro. Pensare che visite umanitarie e di solidarietà a dei detenuti possano diventare reati è
semplicemente inaudito".