"Il licenziamento è dietro l'angolo e la politica tace". E' l'ennesima denuncia dei lavoratori di Sardegna 1 Tv al loro 103/o giorno di sciopero. "Fallito l'ultimo tentativo di mediazione con l'incontro del 23 aprile scorso in Provincia tra azienda e sindacati, ora l'azienda ha 120 giorni di tempo per licenziarci – spiega Giuseppe Giuliani, giornalista del Cdr – e tutto questo avviene sotto il silenzio della classe politica".
Si chiude qui una vertenza partita a luglio del 2013 quando l'editore Giorgio Mazzella ha ceduto l'emittente ad una cordata di tre imprenditori. "Questa vicenda segna anche il fallimento del progetto Mazzella – sottolinea Francesco Birocchi, presidente dell'Associazione stampa sarda – e riporta la televisione sarda indietro di trent'anni. L'azienda resta in piedi ma è altra cosa rispetto a come l'aveva progettata Mazzella. Inoltre questi licenziamenti vanno a incidere sulla situazione già disastrata della stampa in Sardegna".
Un mese fa l'azienda ha comunicato con una raccomandata di non voler più applicare il contratto collettivo di lavoro giornalistico. "Una situazione che non ha precedenti in Sardegna – aggiunge Birocchi – abbiamo rispedito al mittente questa decisione. Quel che appare ancora più grave è che l'azienda sta prendendo tempo per sfuggire alle proprie responsabilità. Il futuro appare incerto anche per chi resta".
Riuniti questa mattina nella sala stampa dell'associazione dei giornalisti di via Barone Rossi, i lavoratori hanno voluto ringraziare anche chi in questi mesi di battaglia portate avanti con lo spauracchio di trovarsi senza lavoro e cinque mensilità arretrate, ha rifiutato l'invito ad essere ospitato ai telegiornali e programmi dell'emittente in segno di solidarietà.
"Ci piace fare l'elenco dei buoni, come l'amministrazione comunale di Cagliari", ha detto la giornalista Stefania de Michele.







