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Non solo è riuscito a centrare un obiettivo storico – essere eletto direttamente parlamentare europeo per la Sardegna, ottenendo oltre 183 mila voti e piazzandosi al quinto posto tra i più votati in Italia – ma osservando i numeri si evince che Renato Soru, patron di Tiscali ed ex presidente della Regione, ha ottenuto il 65% dei voti espressi in Sardegna e il 25% di quelli del collegio Isole.
Rispetto al rapporto tra percentuali di votanti e di voti ottenuti dai candidati che lo precedono nella classifica nazionale tra le migliori performance, Soru è anche quello che esprime un "punteggio" più elevato. "Sono contento – dice all'Ansa dopo avere sfogliato, su un tablet, i risultati – Non avevo preso bene la sconfitta alle regionali del 2009, ma questa non è una rivincita personale: certamente ristabilisce una relazione affettiva politica importante con la Sardegna che sembrava interrotta con le elezioni del 2009 e di questo ne sono profondamente grato ad ogni sardo". Nella sua casa in piazza Bonaria a Cagliari, Soru si fa intervistare dall'Ansa a metà mattina dopo la lunga notte elettorale.
Ha vinto la speranza?
Noi non siamo mai andati a dire dateci un voto per mandare a casa tutti e poi decidiamo cosa fare. Noi non abbiamo alimentato la rabbia: la politica è la pazienza di discutere e trovare una strada per il futuro piuttosto che abbandonarsi alla voglia di distruggere. Noi abbiamo continuato a lavorare per un progetto alimentando la speranza.
In Europa cosa porterà?
Io andrò a difendere l'euro, l'Europa e a dare ogni contributo perché il processo europeo si completi il più presto possibile e perché anche io possa conoscere gli Stati Uniti d'Europa che mettano assieme politica estera, militare, fiscale e i diritti.
Però sarà diverso rispetto a governare una Regione.
Il passaggio alle politiche europee non mi è così difficile. Da presidente della Regione Sardegna ho cercato di portare avanti un'idea di sviluppo che sta dentro l'idea che l'Europa si dà di futuro, cioè una società più intelligente, che investe nell'istruzione, nella diffusione della conoscenza delle tecnologie in ogni ambito della nostra vita, più verde e più inclusiva e solidale.
Dopo 20 dall'elezione del Pattista Mario Segni e a 25 dal Sardista Mario Melis, ritorna in Europa un politico che ha fatto dell'identità sarda una sua bandiera sin dall'inizio della discesa in campo. Come si vede in Europa?
Mario Melis ha avuto il privilegio di essere il relatore della legga che a fine anni Settanta ha costituito il Comitato delle Regioni. Quindi non un'idea di una Sardegna che si chiudeva in se stessa e in un'identità cristallizzata tutta rivola al passato, ma certamente un'idea rivolta all'identità da costruire, rivolta al futuro. In questo mi sento di proseguire il suo lavoro e le Regioni e i popoli d'Europa devono imparare a collaborare maggiormente, tutti insieme saremo più forti. Mi piacerebbe lavorare da subito per la costituzione di una macro Regione delle isole del Mediterraneo, dalle Baleari sino a Malta, approfittando di una nuova norma europea che permette di costituire una macro Regione a cui si associa una Regione appartenente anche a Paesi non membri.
Però si continua a parlare della Sardegna come di una regione che soffre del cosiddetto "gap insulare".
Il mondo è cambiato senza che ce ne rendessimo conto. Oggi essere un'isola è più un problema o un'opportunità? Persino dal punto di vista del trasporto, anche se ci sembra così strano, i costi e i benefici dell'insularità andrebbero rivisti.
Con il porto canale di Cagliari ci troviamo in mezzo ad una rete che ci permette di essere in collegamento diretto con la Cina, con Hong Kong, i Paesi Arabi fino al nord Europa e all'America. Il mare ci unisce non ci divide. Pensiamo alle medie distanze europee che sono da tutti colmate con i voli low cost: allora essere a Cagliari o in un'altra regione dello stivale non cambia molto.
(Ansa)
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