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La Sardegna ha trovato un alleato nel Friuli Venezia Giulia nella lotta per far modificare la norma che innalza le soglie inquinanti nei poligoni militari al livello di quelle applicate per le aree industriali. Questa norma, inserita nel decreto legge 91/2014, è considerata dalla Regione Sardegna – tenendo conto dei 34mila ettari di servitù militari presenti nell'isola – non compatibile con gli obiettivi di bonifica, né con il risanamento del territorio. Sardegna e Friuli, le due regioni italiani in cui sono più presenti servitù militari, hanno concordato una linea d'azione comune nella commissione tecnica ambiente-energia della Conferenza Stato-Regioni. Un tavolo tecnico al quale la Sardegna ha partecipato con una delegazione dell'assessorato dell'Ambiente, costituita da dirigenti ed esperti. |
Regione No alla legge “Salva-Quirra”, alleanza tra Sardegna e Friuli
No alla legge “Salva-Quirra”, alleanza tra Sardegna e Friuli

Per le due regioni le superfici territoriali occupate dalle aree militari "non possono essere – si legge in una nota della Regione Sardegna – indiscriminatamente e genericamente assimilate ad aree a uso industriale". In definitiva, nell'ambito della Conferenza, Sardegna e Friuli hanno chiesto "l'eliminazione dalla legge di ogni riferimento ai limiti validi per l'ambito industriale, ribadendo che prima di introdurre principi normativi specifici debba essere ridefinita con lo Stato, e notevolmente ridimensionata, la consistenza delle aree militari comprensiva dell'identificazione delle sub-aree ad alta intensità militare all'interno di tutti i poligoni del territorio regionale". Per la Regione sarda "l'intransigenza di tale posizione nasce dalla necessità di restituire alla collettività e a uno sviluppo sostenibile grandi aree del territorio regionale e di portare contestualmente alla bonifica, in tempi certi, le aree militari compromesse. Ciò in continuità con la posizione recentemente assunta dall'attuale governo regionale nell'ambito della Conferenza nazionale sulle servitù militari, culminata con la scelta di non sottoscrivere il protocollo d'intesa con il Ministero della Difesa". La Regione sottolinea che le diverse posizione emerse al tavolo tecnico "saranno il punto di partenza della prossima riunione della conferenza Stato-Regioni".






