veglia-a-bonaria-per-la-pace-miglio-and-ldquo-a-gaza-sproporzione-spietata-si-vede-chi-sono-gli-indifesi-and-rdquo

Una veglia di preghiera nata dal basso, non decisa dai vertici della diocesi.
E' nata proprio dalla comunità palestinese che abbiamo qui e anche dalle altre comunità immigrate che sentono sulla loro pelle il dramma che si vive in questi giorni. E questa iniziativa venuta da loro ci ha coinvolti, ci ha fatti anche un po' arrossire perché saremmo dovuti arrivare prima noi a proporre un'iniziativa specifica". Così l'arcivescovo di Cagliari, Arrigo Miglio, racconta alla Radiovaticana la veglia che si terrà questa sera davanti al piazzale della Basilica di Nostra Signora di Bonaria. "Sono stati gli stessi promotori – spiega il vescovo – a proporre il piazzale del Santuario di Bonaria ricordando proprio la visita dello scorso settembre di Papa Francesco. Devo dire anche che sia l'iniziativa, che è partita da un gruppo di immigrati, ma sia anche la risposta della diocesi che ho visto in pochi giorni, è stata molto partecipata: è stata anche molto sostenuta dall'impressione dell'incontro avvenuto in Vaticano l'8 giugno scorso con il Papa e i rappresentanti dei due popoli.
Un evento che ha segnato un po' la coscienza e l'opinione pubblica, per due motivi. Primo, perché è stato un momento davvero inedito; secondo, l'apparente sconfitta della preghiera.
Questo ci interpella molto. E allora, questa sera sarà l'occasione anche per dire che la preghiera non è sconfitta".

"In molti – ricorda l'emittente pontificia al vescovo – denunciano la sproporzione della risposta israeliana ai razzi di Hamas". "Sì – è la risposta di mons. Miglio – questo l'abbiamo già visto altre volte. Perché c'è una sproporzione tra le forze, c'è una sproporzione tra i due popoli. Quindi, la sproporzione è davvero grande, ed è spietata. Chi sono i più piccoli, chi sono i più poveri, chi sono i più indifesi lo si vede".
"La speranza – aggiunge il prelato – è che ci si rimetta intorno ad un tavolo; la speranza è che tutte le istanze internazionali ce la mettano davvero tutta; la speranza è che molti di più capiscano che la pace in Terra Santa significa pace nel mondo, e quindi la speranza è che ci sia questa consapevolezza e che il gesto del Papa non rimanga isolato. E' stato un gesto che ha colpito tantissimo sia perché è partito da lui, sia perché ha incontrato a casa sua i rappresentanti dei due popoli. E' un filo di speranza che rimane: il gesto del Papa non è finito, non è soffocato. E le parole di pace che sono state dette anche dalle due parti, rimangono vere, sono un seme che abbiamo bisogno di coltivare".