La comunità di Gavoi dice "no" all'omertà. Dopo i fatti successi nella notte di sabato scorso, quando è stato ammazzato il cane di Antonio Lai, padre del super testimone del processo Rocca, Stefano Lai, il paese si ribella e dalle pagine di Facebook, questo pomeriggio, parte la battaglia per la verità e per la pace: la verità per sapere chi ha ammazzato Dina Dore il 26 marzo 2008, per il cui omicidio si celebra il processo contro il marito Francesco Rocca, ritenuto il mandante, nella corte d'assise di Nuoro (e per cui è già stato condannato il 23enne Pierpaolo Contu come esecutore materiale del delitto), e la pace perché il paese è stanco di veleni e ritorsioni.
In poche ore sono moltissimi i gavoesi che hanno cambiato la propria immagine con il messaggio "Il silenzio è mafia". Dal mondo virtuale al reale "chiunque può contribuire, affiggendo un lenzuolo bianco con la stessa scritta". Un modo per far sentire vicinanza a chi affronta l'intimidazione, si legge sul post di Facebook firmato "donne e uomini di Gavoi", e perché la ricerca della verità diventi battaglia comune.
"Una piccola battaglia per esprimere il rifiuto e la condanna della comunità per quel che sta accadendo – si legge ancora – un incoraggiamento affinché chi sa, abbia il coraggio di parlare e chi ha sbagliato affronti le proprie responsabilità. Con la speranza che nessun innocente debba pagare colpe non proprie, e che alla paura dell'oggi prevalga l'orrore di lasciare ai propri figli un deserto sentimentale in cui crescere".
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Processo Rocca, minacce al padre del supertestimone, Gavoi si ribella: “Silenzio è mafia”







