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Dipendenti delle Camere di commercio di Cagliari, Sassari, Nuoro e Oristano manifestano contro il progetto di riforma degli enti. Nel mirino il disegno di legge che prevede l'annullamento o la riduzione delle quote annuali che le aziende versano alle Camere. Per dire no questa mattina i lavoratori hanno partecipato a un sit in organizzato da Cgil, Cisl e Uil in piazza del Carmine a Cagliari davanti alla sede di rappresentanza del governo.
In Sardegna i lavoratori interessati sono oltre 300 fra dipendenti diretti, servizi esternalizzati e aziende speciali.
"Siamo preoccupati – ha spiegato Edvige Melis, Rsu – in nessuna delle proposte finora avanzate si parla del destino del personale". Il pericolo è il ridimensionamento o addirittura l'abolizione delle Camere di commercio. "Il personale – ha aggiunto Giovanni Piras, della segreteria Cgil Funzione pubblica – potrebbe essere trasferito al Mise. Sì, ma con quali costi? E gli immobili di proprietà delle Camere di commercio che fine faranno?". Tutti d'accordo comunque: la Camera di commercio deve rimanere in vita: "Non siamo contrari alla riorganizzazione – ha affermato Luisella Cardia, Rsa – ma non ha senso smantellare l'impianto. Le Camere sono un importante punto di riferimento per le aziende, offrono servizi e garanzie giuridiche e legali.
Non possono morire: ne farebbero le spese anche le imprese". Una rivoluzione che non porterebbe grandi risparmi, secondo sindacati e lavoratori. "Le stesse imprese – hanno rimarcato – non sono d'accordo con un taglio così drastico del diritto annuale. Perché se non preceduto da una seria e profonda riorganizzazione di tutto il sistema camerale è destinato a produrre la perdita dei servizi rivolti alle aziende del territorio".