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"La stagione dei missili e delle bombe in Sardegna è alle porte e dopo lo stop estivo sono previste nuove e più importanti esercitazioni, anche degli aerei militari israeliani che proprio su Capo Frasca si addestreranno in vista dell'offensiva sulla striscia di Gaza: invece di quel riequilibrio invocato a gran voce dal governatore Pigliaru le basi militari sono in aumento". Lo denuncia la deputata del Pd Caterina Pes.
"La Sardegna – attacca la parlamentare sarda – non riesce a liberarsi di quel triste primato che vede il 65% delle servitù insistere in un territorio che raggiunge appena il 2% della popolazione. Di questo passo la desertificazione umana della nostra terra è garantita". Secondo Pes, "il futuro dell'Isola sta nel turismo di alto livello culturale ed ambientale, nella valorizzazione del nostro patrimonio archeologico storico e naturale. Non certo nelle servitù militari. E' necessario tutelare e garantire maggiormente quel patrimonio straordinario dell'umanità che si chiama Sardegna". 

Gli indipendenti di Irs pronti alla mobilitazione contro la ripresa delle esercitazioni dal 21 settembre prossimo nei poligoni militari di Quirra, Perdasdefogu, Teulada, Capo Frasca e Macomer. E sulla costa occidentale della Sardegna, denunciano, "voleranno anche gli aerei dell'Iaf, l'aeronautica militare israeliana. Gli stessi che oggi bombardano Gaza". Di qui l'appello al presidente della Regione affinchè esprima netta contrarietà a questi test.
"Ogni tipo di dispositivo di morte verrà testato nell'Isola per poi essere adoperato nei vari scenari di guerra presenti oggi nel mondo – attaccano i militanti di Irs – A questa già grave situazione ne va aggiunta un'altra altrettanto inaccettabile, ovvero la messa in opera del progetto Siat (Sistema di addestramento integrato terrestre), un piano nazionale italiano da 90 milioni di euro, stilato dal ministero della Difesa, che nel poligono di Capo Teulada prevede la realizzazione di due centri di addestramento alla guerra simulata".
"Tutto questo – ricordano gli indipendentisti – avviene malgrado sia in corso una trattativa tra lo Stato italiano e la Sardegna per la riduzione delle servitù militari e per la valutazione dei danni economici, sociali e ambientali derivanti dall'insistere di strutture militari che occupano aree equivalenti al 65% rispetto al totale del territorio italiano, mentre 19 regioni si spartiscono il restante 35%".