"La palla ora passa al Governo nazionale che deve decidersi e dire una volta per tutte se si vuole considerare importante oppure no la produzione di alluminio in Sardegna e in Italia". A tirare in ballo il governo nazionale e quello regionale, dopo la comunicazione dell'Alcoa sulla chiusura dello smelter di Portovesme, è Fabio Enne, segretario regionale e provinciale della Cisl. "Voglio sperare che dopo questa lettera le cose si velocizzino – spiega – e che la situazione cambi da un punto di vista politico e il governo intervenga in maniera pesante dicendo ad Alcoa di darsi una calmata e dia risposte doverose ai soggetti che hanno chiesto lumi rispetto alla situazione sostanziale, ossia il costo dell'energia". Enne ricorda che Glencore, l'altra multinazionale che sta partecipando alla trattativa della cessione della fabbrica, "ha detto di essere disponibile a operare nell'alluminio, ma ha chiesto chiarimenti sulla questione energetica. Oggi non c'è più tempo da perdere ed è necessario intervenire immediatamente". Non nasconde qualche perplessità sulla lettera Franco Bardi, della segreteria provinciale della Cgil, che ricorda: "già due anni fa è stata firmata la cassa integrazione per cessata attività – dice – Ora vorremmo davvero capire il perché di questa lettera". "E' chiaro – ammette Massimo Cara, delegato della Rsu per la Cisl – che una comunicazione di questo tipo, anche alla luce delle interlocuzioni, ci fanno preoccupare". "Gli animi sono abbastanza agitati, anche perché il tempo stringe nonostante le interlocuzioni in corso. Di sicuro a questo punto è necessario velocizzare perché ci sono lavoratori da salvare" dice Daniela Piras, segretaria provinciale della Uil metalmeccanici. Guarda alla politica anche la Fiom: "Diciamo che alcune cose già le sapevamo – afferma Bruno Usai, della segreteria regionale -. Vorremmo che, a questo punto, si facesse il massimo sforzo per cedere lo stabilimento e che il Governo nazionale e la politica si attivassero subito per arrivare a una conclusione in tempi rapidi". Per domani, intanto, alle 14 è previsto un incontro tra i rappresentanti delle organizzazioni sindacali e dell'azienda proprio a Portovesme.
Pili. "La comunicazione di Alcoa di passare dalla fermata degli impianti alla chiusura dello stabilimento è l'ultimo atto di una gestione scandalosa della vertenza. Si va verso lo smantellamento degli impianti per colpa di governi incapaci di una seria politica industriale ed energetica". Lo denuncia il deputato sardo di Unidos, Mauro Pili, che chiama in causa il premier Matteo Renzi chiedendogli di riferire immediatamente in Aula a Montecitorio.
"Il governo deve rimuovere, senza se e senza ma, senza ulteriori perdite di tempo gli ostacoli alla ripresa produttiva, a partire dalla stipula di un contratto bilaterale per 15 anni con l'Enel in grado di fornire energia elettrica alla pari delle altre produzioni di alluminio in Europa – aggiunge l'ex governatore – Serve a questo punto un provvedimento d'urgenza come un decreto legge per far ripartire lo stabilimento".
Uras. "La notizia della multinazionale Alcoa di chiudere in via definitiva l'impianto di Portovesme rappresenta un duro colpo per i lavoratori in presidio e per le prospettive di una vera ripresa della storica economia industriale del Sulcis-Iglesiente. Un colpo al quale si deve rispondere in Sardegna e in Italia in modo politicamente responsabile e unitario". Lo afferma il senatore Luciano Uras di Sinistra ecologia e libertà.
"Lo scorso 14 maggio in Senato, a rispondere per il Governo il Vice Ministro per lo sviluppo economico De Vincenti, è stata approvata la mozione presentata dal Gruppo Misto-SEL, che impegnava lo stesso Governo, tra l'altro, ad assumere le necessarie iniziative finalizzate al definitivo rilancio delle attività economiche del territorio sardo e del Sulcis – Iglesiente, ivi compresa la filiera di produzione dell'alluminio, verificando la possibilità di attivare ogni iniziativa che interrompesse il progressivo abbandono della produzione industriale del territorio. Tutto questo è intollerabile, frutto di visioni di politica economica fallimentare sempre più proiettate nella finanza e meno a sostenere le capacità produttive del Paese. Non è un caso se nelle stesse ore in cui si chiudono fabbriche e cantieri, attività agricole, di servizio e di distribuzione commerciale le borse volano. C'è chi si arricchisce speculando mentre tanti perdono il proprio posto di lavoro", conclude Uras.







