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Una cooperativa che mira a offrire opportunità di lavoro per una categoria di persone svantaggiate, i malati di anemia mediterranea: è questa la nuova idea di Ivano Argiolas, presidente di Thalassazione, l’associazione dei malati di talassemia in Sardegna.

La nuova iniziativa, il cui nome è GestiCoop, in pochi mesi conta già cinque soci lavoratori e punta a gestire servizi per enti pubblici e privati. Ivano, quarant’anni è fondatore e direttore generale della società cooperativa.

Al suo fianco Francesca, la fidanzata, che con lui condivide la malattia, i viaggi in America per sconfiggerla, ed ora anche sua socia in affari: "Francesca è stupenda, senza di lei non riuscirei nelle mie iniziative".

La società ha sede a Cagliari e propone servizi amministrativi per le imprese e anche un servizio di pony express. Lo spirito mutualistico unisce i soci lavoratori dell’impresa nel lanciare un messaggio di speranza e fiducia per i talassemici.

Ivano fino a tre anni fa era impiegato in un’azienda privata; dopo aver perso il lavoro non si è scoraggiato: “Mi era rimasto molto tempo libero e ho deciso di utilizzarlo per il prossimo, ho iniziato a studiare la situazione”.

Così nasce l’esperienza di Thalassazione, Onlus che in pochi anni è diventata un punto di riferimento sul territorio per i quasi mille malati sardi e che recentemente ha lanciato una nuova campagna di sensibilizzazione alla donazione del sangue che ha come testimonial gli attori Neri Marcorè e Geppi Cucciari.

Per tentare di sconfiggere la talassemia, lo scorso anno, Ivano Argiolas è volato a New York per un trapianto genico.

“Quando sono tornato dall’America – racconta – ero comunque disoccupato e nonostante numerose amicizie non sono riuscito a trovare un impiego. L’unica soluzione era inventarselo”. Una cooperativa sociale di tipo B è stata un’opportunità che Ivano Argiolas assieme alla sua fidanzata e a un altro amico, Guido Scalas, non hanno voluto perdere.

GestiCoop vuole lanciare un messaggio di speranza: tra chi soffre di anemia mediterranea ci sono persone che non lavorano provate da tanti anni di terapie trasfusioni. Tra le nuove generazioni la qualità della vita è decisamente migliorata, qualcuno fa sport e in molti possono lavorare ma per i talassemici serve un’occupazione adeguata alla patologia.

Argiolas fa un appello a tutte le aziende private perché tengano in considerazione i servizi che la cooperativa offre: “il nostro obiettivo è ritagliarci una fetta di mercato per offrire opportunità di lavoro a tutti quei talassemici che oggi non hanno un lavoro e vivono male la loro condizione di pazienti. Il nostro è un messaggio di fiducia – spiega Argiolas – molti talassemici cercano di sopravvivere con la pensione di duecento euro. Non lavorando si sentono privati di un ruolo e non possono realizzarsi”.