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Mancano poche ore all’inizio di una stagione cruciale della storia dei rossoblù. La società ha cambiato volto, dopo 20 anni e dopo i travagli delle ultime stagioni. Non tanto sul campo, dove la squadra ha stabilmente consolidato la presenza nella massima serie, ma fuori, a causa delle note disavventure legate alla “questione stadio”. Le fughe a Trieste, un impianto nuovo aperto e smontato e gli interminabili tira e molla con la burocrazia hanno creato disagi e disaffezione. Il resto l’ha fatto crisi. Ma ora il clima sembra cambiato. Prima il boom all’Arena Sant’Elia, poi, dopo i ko in amichevole, i gol “zemaniani” e la vittoria contro il Catania fanno sognare una stagione ricca di gioco e emozioni. Spetterà agli uffici di viale La Playa trasformare l’entusiasmo in qualcosa di più concreto che possa aiutare i rossoblù a decollare. Il nuovo presidente è Tommaso Giulini, imprenditore milanese che ha deciso di puntare anche su professionalità sarde. Come Mario Passetti, cagliaritano, 38 anni, esperienze nella direzione commerciale di Tiscali e Vodafone a Milano, tifosissimo, che oggi torna in città per lavorare come direttore commerciale e marketing della sua squadra per cui ha gioito durante la cavalcata di Ranieri e la coppa Uefa e pianto allo spareggio di Napoli.

Non capita certo a tutti, che effetto fa?

Una grande emozione e al tempo stesso una sensazione di grande orgoglio quella di potersi mettere a disposizione della propria squadra del cuore.

Dopo 22 anni un nuovo presidente succede a Cellino, personaggio amato e discusso, Giulini sente la responsabilità? Come ha vissuto questi primi mesi?

Sta vivendo questa avventura con grande entusiasmo e con tante ambizioni per il futuro della squadra, con un approccio molto orientato al "fare" piuttosto che all'"apparire", atteggiamento che personalmente ritengo molto corretto.

Prima il pienone all’Arena, poi 10 mila persone alla prima di Coppa Italia, competizione che in città non ha mai acceso gli animi, vi aspettavate tanto entusiasmo?

A dire la verità ci speravamo tanto e siamo rimasti tutti positivamente colpiti da questa grande prova d'affetto. E' evidente che sentire la vicinanza dei tifosi è determinante per ottenere i risultati e la prestazione di sabato l’ha dimostrato.

Tutto merito di mister Zeman?

 Zeman è al centro del progetto sportivo ed incarna perfettamente i valori della società: lavorare tanto, parlare poco con le parole e molto coi fatti.

La fuga a Trieste, il disastro Is Arenas e lo scorso anno le incognite sul Sant’Elia. Quest’anno lo stadio è ok, ma la crisi svuota le tasche ai sardi: riportare i tifosi allo stadio è un’impresa titanica? Come pensate di farlo?

 C'è tanta fame di calcio da parte dei nostri tifosi, ma la crisi esiste e non possiamo far finta di niente. Dato che la campagna abbonamenti è fondamentale per pianificare i prossimi investimenti, stiamo adottando una serie di azioni che aiutino i tifosi a sottoscrivere l'abbonamento alla stagione ‘14-‘15. Abbiamo riservato degli sconti molto importanti ai ragazzi fino ai 18 anni (quasi tutte le squadre si fermano ai 12 o 14 anni), alle donne e agli over 65. I bambini di 8 anni pagano un prezzo simbolico. Inoltre abbiamo appena introdotto la possibilità di pagare gli abbonamenti a rate: in questo modo un abbonamento in curva costa circa 23 euro al mese in Curva e 57 in Distinti. La rateizzazione si può ottenere al Cagliari Point di viale la Playa oppure in tutte le filiali della Banca di credito Sardo.

Perché è importante per la squadra che il tifoso si abboni?

 È importante perché i tifosi abbonati sono una misura della fiducia e dell'affetto che la società ha attorno a sé e rappresenta anche un valore importante che tutti i nostri potenziali partner ed investitori guardano con attenzione quando decidono se lavorare assieme al Cagliari o a un'altra squadra.

Due parole sui programmi: il merchandising

Col presidente e col tutto il consiglio di amministrazione abbiamo l'ambizione di lavorare non solo sul piano sportivo, ma anche su quello commerciale e di marketing. Ecco quindi che il merchandising assume una importanza cruciale nella nostra strategia: vogliamo lavorare sul valore della identità, utilizzando il merchandising come leva attraverso la quale espandere il brand Cagliari Calcio, magari iniziando a far indossare la maglia rossoblu a tutti i tifosi che vengono allo stadio.

E sulle partnership?

Vogliamo instaurare con le aziende legate al Cagliari Calcio dei rapporti di collaborazione e di sviluppo del business che vadano al di là delle mere sponsorizzazioni: Il Cagliari può e deve essere un partner che facilita l'ingresso di nuovi business in Sardegna e che al tempo stesso aiuta le aziende sarde ad affacciarsi sulla penisola.

Cosa vi aspettate dalle istituzioni?

In queste mie prime settimane della mia esperienza in rossoblù ho notato ed apprezzato la grande collaborazione delle istituzioni nel perseguire gli obiettivi comuni.

C’è l’accordo col Comune per il sostegno alla candidatura di Cagliari come Capitale europea della Cultura nel 2019, cosa può dare la squadra alla città e all’Isola?

Crediamo in questa candidatura e siamo convinti di questo sostegno. Io ritengo che la Squadra debba rappresentare uno degli asset portanti della città e dell'isola: una squadra che lavora bene nella massima serie diventa un catalizzatore di attenzioni e di opportunità, che vanno poi a produrre benefici per tutta la comunità.