Anche con il cessate il fuoco a Gaza, allarme, occupazione e resistenza rimangono, e quindi sarà ancora mobilitazione. "Almeno fino a quando – spiega Fawzi Ismail, presidente associazione Amicizia Sardegna Palestina – Israele non deciderà di rispettare i diritti di chi ora è sotto aggressione". È il messaggio lanciato durante l'assemblea, promossa oltre che da Amicizia Sardegna Palestina anche dalla rete BDS Sardegna e dalla Unione Democratica Arabo Palestinese, cominciata questa mattina a Cagliari. Punto chiave dei lavori: le esercitazioni israeliane in Sardegna e il rilancio della campagna di boicottaggio, disinvestimento e sanzioni (BDS). All'incontro stanno partecipando circa duecento persone. "Chiediamo – ha spiegato Ismail – che istituzioni e popolazione non forniscano più aiuti alla macchina da guerra israeliana. La resistenza è riuscita a impedire che gli aggressori raggiungessero gli obiettivi. Ma siamo comunque in piena emergenza umanitaria e sanitaria con 2143 morti, oltre undicimila feriti e tantissime case distrutte". "Rispetto al passato – ha aggiunto Ismail – sta crescendo sempre di più la solidarietà internazionale nei confronti della Palestina. Alla vecchia teoria che stanno combattendo il terrorismo ormai non crede più nessuno".
All'assemblea hanno partecipato anche i parlamentari del Movimento 5 stelle e di Sel Roberto Cotti e Michele Piras. "Una questione etica – ha detto Cotti, soffermandosi soprattutto sulla questione esercitazioni -, non possiamo tollerare che la Sardegna metta a sua disposizione i propri poligoni per addestrare militari in una guerra in corso. È quanto di più lontano dall'articolo 11 della Costituzione. Anche se le esercitazioni dei militari israeliani non sono 'a fuoco', il principio non cambia: si stanno pur sempre addestrando per combattere". Piras ha detto che Italia e Sardegna devono riappropriarsi della questione palestinese e mediorientale in genere. "Negli ultimi vent'anni – ha spiegato – si è registrato un crollo di consapevolezza. Bisogna capire e intervenire con una proposta di pace. Che passi attraverso la cooperazione internazionale e una interposizione dell'Onu. Senza dimenticare una moratoria sui sistemi di vendita delle armi".







