Un lettore ci invia una toccante lettera per i ricordare i nonni nel giorno della loro festa. La pubblichiamo integralmente:
La festa dei nonni forse non l’ho mai festeggiata. Perché quando potevo averli vicino ancora non c’era. E a dire il vero, quando li avevo con me, nemmeno sapevo che un giorno avrei avuto così voglia di loro.
Mi trovo tra quei pensieri che non riescono nemmeno a ricordarne le voci. Tra quelle emozioni che hanno fissati in testa tutti i disegni delle loro rughe. Li ho visti prima forti, ma forti davvero. Che quelle braccia che si mischiavano alla terra non erano mai stanche. Che quei sorrisi incorniciati dal sudore del lavoro non si spegnevano mai.
Sotto il peso degli anni pian piano ho visto il loro corpo piegarsi. Le loro ossa, mai la loro dignità.
Ho visto la fatica nei passi, il dolore nella malattia, la delusione negli occhi di fronte ai litigi familiari. Di quei litigi che succedono un po’ dovunque. Di quelle catene di fango che provocano dolori immensi. Ho visto le rughe aumentare, e le vene gonfiarsi nelle loro mani.
Passo di colpo da una sedia di legno e paglia, accanto alle loro poltrone, di fronte alla ruota di Mike che gira in tv, a un letto che mentre si gonfia e si sgonfia accompagna un respiro debolissimo… che non ce la fa più.
E provando a dimenticare le volte che davanti a quella porta sono passato senza entrarci provo a dirmi che me li sono goduti. E me lo racconto tutti i giorni ma non ci credo mai. E lo racconto ai miei nipoti, per cercare di fargli catturare tutto quello che possono da chi invecchia mentre loro crescono.
Scrivo per amore. Come un grillo parlante scrivo per dovere, sperando di ricordare a chi ha ancora la fortuna di averli vicini, che i nonni sono angeli che non dovrebbero bastare mai. Storia che nessuno scrive. Amore che grida più forte solo quando non ci sono più. Un’eco che resta nel cuore per sempre.
Amateli senza misura perché un giorno i loro occhi riconoscenti saranno l’unica carezza per il vostro cuore che chiederà ancora di loro.
Un nipote







