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«Vogliamo rifarlo per altri 40 anni». L’entusiasmo dei bimbi  nella sera del primo giorno di novembre dice tutto. Ma questa volta le mascherate horror, le zucche e l’aut aut dolcetto/scherzetto non c’entrano nulla. O meglio, i dolcetti sì. Ricevuti però dopo le preghiere per i defunti, come vuole l’antica usanza tutta sarda de “Is animeddas”, che resiste, magari sotto altri nomi, in diverse parti della Sardegna. E riesumata anche in città.

A promuovere l’iniziativa è stata Fresia Murenu, parrocchiana della chiesa del Santissimo Nome di Maria a La Palma, che ha proposto “Is animeddas” al viceparroco e ai catechisti che hanno aderito con grande entusiasmo, coinvolgendo i bambini del catechismo. Una sessantina in tutto dai 5 ai 12 anni, divisi in 12 gruppi da 5 bimbi e accompagnati da adulti, che hanno attraversato le strade del quartiere dalle 19 alle 20, tutti vestiti di bianco (la veste candida, con lo stesso colore di quella del battesimo), per bussare alle porte di 30 famiglie del rione, recitando l’antica formula: «Seus benius po is animeddas». Dentro le case sono stati accolti in una stanza dove i piccoli si raccoglievano in preghiera accanto alle foto dei defunti cari ai padroni di casa e “sa lantia”, la candelina accesa. E al termine delle preghiere ogni bambino viene ricompensato con dolcetti, caramelle e cioccolatini. «Hanno riempito i sacchetti. Erano tutti contentissimi», racconta Fresia Murenu, «volevano fare Halloween ma abbiamo spiegato loro che per mascherarsi c’è la festa di carnevale e che sarebbe stato molto meglio far vedere le facce con le quali sono stati creati. Siamo riusciti a mostrare loro un’antica la tradizione che tiene vivo il legame coi defunti.  È il primo anno che lo facciamo qui a La Palma ed è andata benissimo. Un bambino, addirittura mi ha detto: rifacciamolo per i prossimi 40 anni».