L'assessore alla Difesa dell'Ambiente Donatella Spano
"Se la Consulta dovesse accogliere l'eccezione di incostituzionalità, la Regione potrebbe agire per la tutela del proprio territorio nella maniera più ampia possibile, in armonia con la linea fatta valere da questa Giunta regionale che lavora, fin dal suo insediamento, per l'autonomia nella programmazione e pianificazione delle risorse".
Lo afferma l'assessore della Difesa dell'Ambiente, Donatella Spano, in merito all'ordinanza del Tribunale di Lanusei, che ha rimesso alla Consulta l'istanza di illegittimità costituzionale sollevata dalla Regione sulla norma che circoscrive allo Stato la possibilità di agire in giudizio per danno ambientale. "L'ordinanza del Tribunale di Lanusei rappresenta un pronunciamento importantissimo perché va nel senso dell'autodeterminazione della Sardegna anche per la tutela dell'integrità dei nostri beni ambientali – aggiunge Spano -. Oggi solo lo Stato è legittimato a far valere il danno ambientale, persino in casi di evidente conflitto di interessi come per i poligoni militari, dove sempre lo Stato è il responsabile del causato danno. Un paradosso a cui è giusto porre rimedio". L'assessore, infine, ricorda che la sospensione del processo, fino alla pronuncia della Corte Costituzionale, sospende anche i termini per la prescrizione, "salvaguardando in tal senso tutti i diritti delle parti in causa".
I movimenti anti-militaristi
"Con questo rinvio alla decisione della Corte Costituzionale il processo sull'inquinamento ambientale del poligono militare di Quirra si sgonfia, e si rischia di congelare il processo per uno o due anni". Così Mariella Cao, leader dell'associazione anti-militarista 'Gettiamo le Basi' sulla decisione del giudice. "La sola vittoria per noi – continua Mariella Cao – è l'essere stati ammessi a processo, unico movimento ammesso tra tanti ricusati. Dobbiamo dare atto a questo giudice di essersi letto le carte che gli hanno fatto capire che la nostra associazione opera dal 1997 ed è un nostro diritto essere ammessi. Senza Gettiamo Le Basi questo processo non sarebbe diventato tale".
Diversa invece la reazione di Bustianu Cumpostu, leader di Sardigna Natzione Indipendentzia, il suo movimento non è stato ammesso a processo: "Non riesco a capire la decisione del giudice. E' dal 1995 che operiamo contro i danni delle basi militari. Ho prodotto un dossier su cui certifichiamo tutto questo, il giudice ha usato due pesi due misure. Per quanto riguarda il rinvio alla Consulta – attacca – è un tentativo di insabbiamento di questo processo, si doveva trovare un modo per farlo andare avanti. Anche se riconosco che la Regione ha diritto a difendersi e a veder riconosciuti i propri diritti".
L'avvocato dello Stato
Soddisfatto invece l'avvocato dello Stato Francesco Caput che aveva sollevato l'eccezione della illegittimità della Regione di costituirsi per i danni ambientale: "La decisione del giudice monocratico di rimettere il tema alla Consulta è una decisione saggia – ha dichiarato – ed è bene che questo si faccia in questo momento. E' un passaggio che non comporta nessun vantaggio agli imputati e nessun pregiudizio alla parte civile, perché in questo lasso di tempo si sospende la prescrizione".
La Coldiretti
"L'unico dato negativo del rinvio alla Consulta è l'allungamento dei tempi per l'accusa e per la difesa – ha concluso Marco Pilia, legale della Coldiretti – e per i cittadini che vogliono sapere la verità. Per il resto bene ha fatto il giudice a rimettere il quesito alla Suprema Corte".







