pace-in-medio-oriente-in-duemila-marciano-a-oristano

La storica Marcia della Pace organizzata dalla Diocesi di Ales-Terralba e dal Centro Servizi del Volontariato Sardegna Solidale è partita sotto il cielo nuvoloso di Oristano poco dopo le 15.

"Per i Cristiani Pace, non più schiavi ma fratelli" è lo slogan della 28° marcia che si è aperta con il saluto del sindaco di Oristano, Guido Tendas, che ha dato il benvenuto in sardo a chi è venuto qui per parlare di pace: "La pace non riguarda solo i luoghi dove c'è la guerra. È facile che aumenti l'egoismo in questi tempi di crisi – ha spiegato il primo cittadino – la pace è una pratica di vita quotidiana".

Duemila i manifestanti, 1100 sono studenti in rappresentanza di 33 istituzioni scolastiche, duecento richiedenti asilo di vari continenti e centinaia di volontari delle associazioni. Sono tante le bandiere sventolate nel corteo, dai quattro mori, alla bandiera palestinese a una lunghissima serie di bandiere arcobaleno cucite tra di loro. Presenti i vescovi di Cagliari, Ales e Oristano, alcuni sindaci del territorio e il presidente della Provincia di Oristano, Massimiliano De Seneen.

Il corteo partito dalla chiesa di San Giovanni Evangelista è giunto nella piazza del Duomo poco dopo le 16:30. Dal palco i Tenores di Bitti hanno preceduto gli interventi. I saluti di don Marco Lai, direttore della Caritas: "pace per tutti gli uomini che non vivono e non possono goderne a causa delle guerre. Scontri che provocano stermini e esodi di massa".

Monsignor Ignazio Sanna, Arcivescovo di Oristano, dal palco ha ricordato che è necessario "Non solo parlare o marciare ma impegnarsi per costruire un ponte di pace a partire dalle proprie coscienze". Inoltre ha annunciato che ogni parrocchia della diocesi arborense adotterà una famiglia di cristiani iracheni e tramite la caritas una famiglia di profughi.

Monsignor Pierbattista Pizzaballa, Custode di Terra Santa, ha raccontato la situazione del Medio Oriente: "La cronaca quotidiana è molto negativa, e assistiamo a una guerra dentro l'Islam – spiega Pizzaballa – qui in una lotta tra giganti sono i piccoli a soffrire. Sono in pericolo anche i musulmani che non aderiscono all'ideologia dello stato islamico".

Il Medio Oriente sta soffrendo molto, ma non tutto è perduto per il Custode di Terra Santa: "Ad Aleppo giovani cristiani e musulmani portano acqua dai pozzi alla città e collaborano tra di loro sotto le bombe".

"Nel vicino oriente i tanti fanatismi religiosi non impediscono la speranza e la collaborazione tra religioni. Le diversità non ci devono spaventare – ammonisce Pizzaballa – abbiamo bisogno di sostegno e preghiera, di supporto economico ma non militare".

A conclusione degli interventi il sindaco Tendas gli ha donato una copia della Carta de Logu di Arborea.