E' stato condannato a 16 anni di reclusione Pietro Basile, il ventenne nuorese che a Capodanno dello scorso anno uccise con un colpo di pistola il padre, Franco, di 42, durante una discussione in famiglia a Bitti (Nuoro).
Il ragazzo si costituì dopo tre giorni di latitanza e venne rinchiuso nel carcere di Badu 'e Carros. Oggi la sentenza pronunciata dal Gup che ha processato l'imputato con rito abbreviato. Il pm aveva chiesto una condanna a 18 anni.
La sentenza di condanna è stata emessa dopo un'ora di camera di consiglio. L'avvocato difensore Elena Ledda è pronta a ricorrere in appello, ma aspetta di conoscere le motivazioni del verdetto del Gup Mauro Pusceddu.
Il legale si è battuto per il riconoscimento della legittima difesa, negato dall'accusa – il pm Giorgio Bocciarelli aveva sollecitato 18 anni e 8 mesi per l'imputato – e oggi anche dal giudice.
Dopo anni di continui liti in famiglia e reazioni violente da parte del genitore, il giovane decise di impugnare una pistola calibro 7.65, detenuta illegalmente, e di sparare tre colpi in rapida sequenza: due non andarono a segno, uno colpì mortalmente la vittima predestinata. Dopo l'omicidio Pietro si era dato alla latitanza. Ma per poco. Tre giorni piú tardi si costituì alle forze dell'ordine, ma prima di entrare in cella, nel carcere nuorese di Badu 'e Carros, aveva chiesto di poter incontrare la mamma distrutta dal dolore.
"Non volevo uccidere babbo", le aveva detto tra le lacrime. Stamattina al momento della sentenza – il processo con rito abbreviato si svolge a porte chiuse – nessuno dei familiari del giovane era presente.
Nemmeno la mamma Rosalia, che durante le conclusioni del pm, il 12 dicembre scorso, aveva avuto una reazione disperata per quel figlio non ancora ventenne che per difenderla ha ucciso suo padre e segnato la sua vita per sempre. Oggi non avrebbe retto al verdetto di condanna di Pietro, che fino all'ultimo ha voluta proteggerla dalle aggressioni di un marito violento.







