Il luna park Zeman spegne le luci. E non è una novità per il tecnico boemo che a 67 anni vive l'ennesimo esonero di una carriera fatta di calcio spettacolo e sconfitte: un'altra pagina amara per Zeman sbarcato a Cagliari lo scorso 2 luglio con la mission di ripetere i miracoli di Foggia e Pescara nel nome del calcio 'champagne'. Era tornato su una panchina di serie A dopo l'esonero dell'1 febbraio 2013 quando allenava la Roma, ma è finita come allora.
I deludenti risultati del suo Cagliari, che pure alla quinta partita aveva espugnato san Siro con un sorprendente 4-1 ai danni dell'Inter, hanno indotto Tommaso Giulini a prendere la più difficile delle decisioni, perché non è facile dare il benservito a un personaggio come Zeman, carismatico e molto rispettato nell'ambiente sportivo. Determinante, forse, nella decisione della dirigenza sarda, la scelta fatta una settimana fa contro la Juve, di abbandonare il suo marchio di fabbrica, il 4-3-3, a favore di un più accorto 4-4-2, con una formazione imbottita di difensori e in contrasto con il progetto tecnico che aveva portato il presidente Giulini sei mesi fa a puntare su di lui.
L'uomo dal carattere introverso, taciturno, sempre avvolto nel fumo delle sue sigarette, pensieroso, è un emblema del calcio, una specie di filosofo, con un'etica che non sempre è andata d'accordo con tante delle regole non scritte che reggono il sistema calcistico. Si ricordano le sue polemiche sull'abuso di farmaci, le critiche alla Juve, i taglienti giudizi su calciopoli e Moggi. Con le sue prese di posizione ha sempre diviso il pubblico fra ammiratori e detrattori, amici e nemici. Fautore di un calcio tutto attacco e brillantezza, Zeman è l'inventore di una spettacolare applicazione del modulo di gioco 4-3-3, capace di dare grandi soddisfazioni in attacco, ma anche parecchie grane in difesa.
Al Cagliari le cose non sono andate per il verso giusto, forse anche a causa di una rosa non proprio fortissima: solo 12 punti e un terzultimo posto che non soddisfa. Ai tanti gol fatti, finora 21, cioè gli stessi del Genoa che è sesto; solo uno meno della Sampdoria che è terza, fano da contraltare i 29 subiti, solo Cesena e Parma hanno fatto peggio, che ne hanno presi 30 e 36, e non a caso sono i fanalini di coda della serie A.
L'esonero arrivato anche a Cagliari è una delle tante delusioni, che Zeman ha alternato a buoni risultati (fu 2/o e 3/o con la Lazio nel 1994 e 1995) e mirabolanti vittorie con squadre di B ('Zemanlandia' definirono il Foggia portato in A nel 1990 dopo una stagione travolgente, idem nel 2011 col Pescara) spesso alla guida di giovani sconosciuti da lui trasformati in guerrieri e talvolta in campioni: Immobile e Insigne sono passati per le sue mani. Prima di loro Nesta e Nedved, Di Vaio, Osvaldo, Vucinic e Bojinov, e tanti altri.
L'ultima volta Zeman fu esonerato dalla 'sua' Roma nel 2013, per la quinta volta in carriera costretto ad arrendersi alla dura legge del calcio che, a prescindere, fa pagare ai tecnici i deludenti risultati in campo. Quando nel febbraio 2013 lasciò i giallorossi, chiesero a Zeman se pensasse di smettere, lui col suo solito stile rispose 'mi devono sparare'. Chissà stavolta che cosa dirà.







