Parte la mobilitazione dei sindaci contro la norma regionale sul definanziamento, che taglia gli investimenti dei Comuni sardi. Un gruppo promotore di una ventina di sindaci ha firmato una netta presa di posizione contro l'articolo 2 della legge regionale di assestamento, che cancella i debiti della Regione verso gli enti locali, proponendo a tutti i primi cittadini dell'isola un'immediata mobilitazione.
"Nonostante le festività natalizie, incominciano ad arrivare le adesioni da tutte le parti della Sardegna", annuncia il direttore di Anci Sardegna, Umberto Oppus. "La norma sul definanziamento degli enti locali – si legge del documento – costituisce un atto grave della Regione contro gli stessi enti ed è un atto che contrastiamo, con forte determinazione, per ragioni di merito e di principio.
La Giunta regionale continua da giorni a ripetere: 1) Ci sono trenta milioni già disponibili per i progetti cantierabili; 2) I trenta milioni verranno potenziati secondo le richieste. Ora l'Assessore ai LLPP aggiunge che è pronto a tenere con i Comuni i tavoli bilaterali. Che uno dei motivi fosse andare ai tavoli bilaterali, secondo una logica che non è condivisibile, lo si era già capito. Sul merito diciamo che: 1) La scelta che serve alla economia sarda è non quella di anticipare le scadenze del definanziamento, come sbagliando si è fatto, ma invece prorogarle di tre o sei mesi, per utilizzare al meglio l'allentamento statale del patto di stabilità per i comuni; 2) Ai comuni con progetti cantierabili la Regione, con la norma in questione, ha già fatto perdere tre mesi; 3) Ai comuni prossimi al bando si stanno procurando danni concreti ,lasciandoli senza copertura per le spese di progettazione pagate o da pagare e le rassicurazioni verbali della Giunta non ci fanno stare sereni: la legge approvata dice infatti "le somme già trasferite vengono recuperate…anche mediante compensazione sui futuri trasferimenti regionali"; 4) Per i Comuni, che ancora non sono prossimi al bando per responsabilità non proprie, bensì in grandissima misura della burocrazia regionale e del patto di stabilità, i finanziamenti sono puramente e semplicemente cancellati e devono ripartire da capo. Avevano un impegno di spesa certo e si ritrovano a iniziare un nuovo percorso, che cancella le posizioni acquisite, incerto nell'esito e nella dotazione finanziaria e subordinato a problemi tecnico-contabili e al tavolo bilaterale, ossia al rapporto tra singolo sindaco e Regione".
"La Regione – concludono i sindaci firmatari del documento – non può cancellare unilateralmente, senza nemmeno un confronto, i debiti che ha verso gli Enti locali, non è mai accaduto!".







