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Tondelli piantati nella roccia e tracce di scasso nelle zone accanto ai pali portanti della legnaia. A pochi mesi dall’inizio dei lavori per la rimozione del terzo e del secondo anello della struttura e del restauro, una relazione dell’archeologo Mattia Sanna dell’estate 2013 fotografa lo stato di salute del più importante monumento archeologico d’età romana della città e dell’Isola. Ed emette un verdetto importante: il monumento è inconciliabile con  qualsiasi struttura

La “legnaia”, una sovrastruttura lignea, destinata all’allestimento di grandi spettacoli, realizzata nel 2000 e dichiarata inutilizzabile dalla Giunta Floris (Zedda ha solo confermato la decisione) nella primavera 2011, è stata parzialmente rimossa nel 2012. Già in una prima analisi (effettuata dall’Iscr nel 2011) erano venute alla luce criticità, come muschi e muffe, ma anche cedimenti e sfarinamenti e altre sorprese potrebbe riservare la rimozione del secondo e del terzo anello. Ma dopo la rimozione di primo anello e platea, ecco cosa è stato trovato.

Tondelli metallici piantati nella roccia. Rimosse le strutture che chiudevano i camminamenti del primo anello, sono spuntati  tondelli metallici (ora segnalati da cappucci di sicurezza rossi), che avevano lo scopo di ancorare metallo e legno moderni alle strutture antiche sottostanti.

Praticati dei fori sulle superfici rocciose del monumento lungo l’intero arco del camminamento del primo anello, ad una distanza media di 2 metri, i tondelli, fissati con la resina, in alcuni settori risultano doppi, forse per un errore di calcolo in un primo intervento.

Tracce di scasso. Tracce di scasso su strutture originali del monumento sono state lungo il muro del podium e nell’area della fossa centrale, entrambi in prossimità di pali portanti della struttura metallica. Altri cinque interventi di scasso sulla roccia dell’arena cui corrisponde, la presenza di altrettante basi d’appoggio a piede circolare della struttura metallica.

“Si può ragionevolmente supporre”, scrive la relazione, “che  almeno in quest’ultimo caso si sia predisposto un adattamento delle superfici del monumento per superare, nella messa in posa dei pali della struttura metallica, i problemi di ruote determinati dalla leggera convessità dell’arena”.

 Cedimenti strutturali del podium. Il muro del podium, sul quale pure poggiava il camminamento del primo anello, ha ceduto in diversi punti, sempre in corrispondenza dei restauri conservativi degli anni ‘30 del secolo scorso.

Strutture poggianti su parti di età romana. Alcune strutture metalliche pertinenti al palco poggiavano direttamente su un elemento strutturale del monumento in “opus coementicium”. Slegato ed in posizione non sicura, si trova accanto fossa centrale: non ha subito eccessivamente il peso delle strutture soprastanti.

Trovati anche cavi interrati. Presumibilmente collegati alla cabina di comando predisposta sotto il palco e platea durane le fasi d’uso del teatro.

Legnaia “inconciliabile”. La relazione dell’archeologo emette un verdetto importante: la conservazione e la tutela del monumento è inconciliabile con qualsiasi struttura impattante. “Benché le importanti proporzioni dell’opera moderna siano state calcolate sulla base di una progettazione minuziosa, nata per mitigare i possibili danni che un grande edificio da spettacolo moderno avrebbe potuto produrre su delle rovine monumentali”, scrive l’archeologo Mattia Sanna, “è proprio la natura archeologica dell’Anfiteatro Romano di Cagliari a rendere inconciliabile qualsivoglia possibilità di impatto su strutture bisognose di restauri e tutele già prima dei piani di adeguamento funzionale.

Dall’analisi del monumento è emerso è che “l’impatto subito dall’Anfiteatro Romano di Cagliari è stato minimo relativamente all’importanza delle opere che vi insistevano sopra. Parimenti, le evidenze documentali fin qui presentate mostrano notevoli criticità sotto il profilo della tutela e della conservazione monumentale”.