Cambia l'opinione della famiglia di Francesco Montis, il trentenne di Terralba (Oristano) morto nel 2010 in una stanza d'albergo in India, dopo l'annullamento dell'ergastolo per Elisabetta Boncompagni e Tomaso Bruno, compagni di viaggio del giovane sardo.
Dopo la condanna in primo grado nel 2011 e quella in appello nel 2012, i familiari di Montis avevano espresso la propria solidarietà a Elisabetta e Tomaso spiegando che non credevano alla tesi dell'omicidio della Polizia indiana fatta propria anche dai giudici. La madre aveva anche scritto alle autorità indiane per confermare che Francesco soffriva d'asma e aveva anche altri problemi di salute che potevano aver provocato la morte.
Oggi, invece, la pensano diversamente. L'anziana madre non vuole dire niente, ma la figlia Stefania, raggiunta al telefono, non ha problemi a dire che le cose non stanno più come qualche anno fa e che ora non è più tanto sicura che la fidanzata e l'amico di Francesco siano davvero innocenti. "Come mai – si chiede – in due anni, dopo due sentenze che andavano nella stessa direzione, ora è cambiato tutto?", facendo riferimento in particolare "ai segni di strangolamento e alle diverse ferite rilevate dall'autopsia sul cadavere. Perché quelle prove oggi non hanno più alcun valore?, conclude Stefania Montis.







