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La centrale per la produzione di ecocarburante (biofuel) di seconda generazione estratto dalle canne comuni, con un brevetto innovativo, che dovrebbe sorgere a Portovesme, a due passi dagli spazi abbandonati dall'Alcoa, rappresenta una "opportunità imperdibile per il Sulcis Iglesiente, ma occorre avere un giusto equilibrio sui riflessi che l'impianto potrebbe avere sul territorio", ne è convinto il capogruppo dell'Udc in Consiglio regionale, Gianluigi Rubiu.
"Non c'è nessuna preoccupazione di danneggiare le colture di qualità. Il progetto non provoca rischi per l'universo agricolo, visto che la Sardegna dispone di terreni incolti per oltre l'80% del territorio – spiega -. Non si dimentichi comunque che il complesso prefigura un importante effetto occupazionale con circa 350-400 posti di lavoro, compreso l'indotto in agricoltura, per un investimento di circa 250 milioni di euro.
Appare una boccata d'ossigeno in una delle zone socialmente più degradate d'Italia, con 5.500 lavoratori in cassa integrazione o mobilità su 125 mila abitanti, e disoccupazione giovanile superiore al 60%. Per favorire la realizzazione della struttura occorre velocizzare il processo di interconnessione fra le dighe e approfondire la tematica sui vantaggi del progetto oltre ad uno studio dettagliato, con la procedura di Valutazione di impatto ambientale, che metterà in rilievo i possibili effetti positivi e negativi dell'impianto".