Mobilitazione popolare, informazione e sensibilizzazione, referendum consultivo. Sono le armi, assolutamente pacifiche, indicate ieri pomeriggio a Santa Giusta dai movimenti indipendentisti e antimilitaristi per proseguire la lotta contro le servitù militari nell'isola. Nel mirino dei partecipanti non solo lo Stato italiano ma anche la Regione, e in particolare il presidente della Giunta Pigliaru e tutti i partiti, colpevoli di non aver risposto al documento ultimatum consegnato il 13 dicembre scorso in occasione della manifestazione antimilitarista che si era tenuta a Cagliari.
Per Franco Devias (A manca pro s'indipendentzia) l'obiettivo è senza mezzi termini quello delle dimissioni di Pigliaru. La lotta contro le servitù militari, è emerso dal dibattito, non si può vincere senza il sostegno di tutti i sardi e per questo è stata proposta una campagna di sensibilizzazione e di informazione che proponga anche alternative credibili in termini di posti di lavoro e ritorno economico alla chiusura delle basi militari.
Bustianu Cumpostu (Sardigna Natzione) ha rilanciato l'idea del referendum consultivo che dovrà essere proposto con gli accorgimenti necessari a evitare la bocciatura del 2004. In sostanza, per ottenere il via libera, il quesito dovrà essere indiretto. L'assemblea sarà riconvocata a breve per le decisioni operative.







