E' caratterizzato da incertezza e discontinuità il mercato del lavoro femminile in Sardegna, ma è molto vivace soprattutto nei contratti a tempo determinato. Lo ha sottolineato la Cisl alla vigilia dell'8 marzo. Negli ultimi 4 anni, da dicembre 2011 a dicembre 2014, hanno perso il posto di lavoro 23 mila donne. Il tasso di occupazione "rosa" che nel quarto trimestre 2011 era pari al 42,6% lo scorso dicembre è sceso al 39,6%; il tasso di disoccupazione che quattro anni or sono era del 17,5% a fine 2014 registrava il 19,6.
"Difficile sperare in qualcosa di meglio solo per la componente femminile, quando l'andamento dell'occupazione in generale negli ultimi sette anni ha parlato esclusivamente attraverso il segno meno: nel 2007 il picco massimo dell'occupazione aveva registrato 606 mila occupati, oggi, secondo l'ultimo rapporto di Congiuntura lavoro Sardegna, sono 58 mila le unità lavorative sotto quel livello. Il tasso di disoccupazione che nel 2007 era sceso sotto il 9,8% – ha spiegato la segretaria generale della Cisl, Oriana Putzolu – è tornato su livelli elevati e ai massimi storici da quando esiste la rilevazione sulle forze lavoro con gli attuali parametri.
Nel generale calo della forza lavoro sarda (702 mila nel quarto trimestre 2011, ridotta a 668 nello stesso periodo dell'anno scorso), le donne sono 274 mila contro 298 mila di quattro anni fa, ma oggi solamente 221 mila occupate e 54 mila in cerca di lavoro. Colpisce soprattutto che delle 278 mila donne inattive, ma in età lavorativa, nel quarto trimestre 2014 ben 185 mila non cercano e non sono disponibili a lavorare. In questa categoria si concentra il maggior numero delle donne sposate, che non riescono a conciliare il tempo di lavoro con quello da dedicare alla famiglia, le scoraggiate, ma anche un'alta percentuale di impegnate nell'assistenza di genitori anziani, parenti, figli portatori di handicap. Giunta e Consiglio regionale pur consapevoli del ruolo assistenziale svolto da madri, mogli e sorelle che hanno rinunciato alla loro vita per dedicarla agli affetti più cari a ogni Finanziaria sono tentati di tagliare le forme di assistenza alle famiglie con malati non autosufficienti, ignorando che gli interventi domiciliari creano mensilmente non meno di 6000 buste paga regolari. I soldi per l'assistenza non sono troppi ma sono spesi male".







