"E' assolutamente intollerabile la situazione venutasi a creare per le diverse migliaia di lavoratori provenienti dal mondo del lavoro delle costruzioni sardo in attesa da oltre un anno del sussidio di mobilità in deroga" così la Filca-Cisl che, per marcare il disagio e la preoccupazione, organizza un sit-in di protesta davanti all'assessorato regionale del Lavoro per mercoledì 1 aprile.
"Da Gennaio 2014 circa settemila edili, assieme ai 20mila provenienti dai diversi settori produttivi sardi, attendono una risposta alla domanda di mobilità e cassa integrazione, inoltrata un anno fa – ha spiegato il sindacato -. Nonostante gli impegni assunti in parlamento lo scorso novembre dal ministro del Lavoro Poletti, a nome del Governo, il quale si rendeva disponibile a reperire le risorse necessarie per coprire gli importi, 200milioni circa per il 2014 per 27mila lavoratori sardi, a tutt'oggi non è arrivata nessuna conferma in tal senso, se non un generico impegno per trasferire nel prossimo futuro una trance dell'importo necessario".
"Una fuga in avanti, senza alcun coinvolgimento di Fillea Cgil e Feneal Uil" da parte degli edili Filca Cisl. Così i segretari regionali di categoria Enrico Cordeddu e Marco Foddai commentano la decisione di organizzare l'1 aprile un sit-in dei lavoratori del settore in cassa integrazione e mobilità in deroga. "Una decisione del tutto inattesa – hanno detto Cordeddu e Foddai – che ci lascia perplessi anche alla luce del confronto avviato con l'assessore dei Lavori Pubblici dopo le mobilitazioni unitarie del 27 novembre a Nuraghe Losa e 31 gennaio a Oschiri". Le due sigle spiegano che nel percorso avviato le tre categorie stavano affrontando anche il tema delle politiche attive per il reinserimento dei lavoratori in ammortizzatori nei diversi cantieri delle infrastrutture viarie in capo all'Anas. "Pur considerando condivisibile l'insoddisfazione per i ritardi nel trasferimento delle risorse da parte del Governo nazionale, non capiamo le ragioni di questa fuga in avanti" concludono i segretari regionali Fillea e Feneal, aggiungendo che "non è responsabile e non giova ai lavoratori mettere a rischio il proseguimento delle azioni unitarie in un momento drammatico come questo".







