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La villa che un tempo era dell'Aeronautica Militare di via Cagna a Cagliari, diventata oggi bene della Regione, è stata occupata nei giorni scorsi. Una famiglia di Sant'Elia, composta da due adulti e cinque bambini, adesso vive all'interno dello stabile.
Polizia e carabinieri, ricevute le segnalazioni dei residenti, hanno effettuato controlli identificando gli occupanti. Sarebbero anche state riscontrate, oltre alla violazione di domicilio e occupazione abusiva, altri illeciti di carattere penale. Situata di fronte all’ingresso del 68° deposito carburanti dell’aeronautica militare la villa con giardino, solitamente destinata ad alloggio del Comandante, era da tempo inutilizzata e lasciata in parte in stato di abbandono. 

Erriu: "Pronta delibera su patrimonio". "Come già anticipato nei giorni scorsi allo stesso consigliere Paolo Truzzu, nelle prossime settimane presenteremo alla Giunta una delibera che mette in campo una gestione strategica e coordinata dell'immenso patrimonio immobiliare di proprietà della Regione e che consentirà un considerevole risparmio per ciò che concerne, ad esempio, le spese di vigilanza e guardiania". Così l'assessore dell'Urbanistica, Cristiano Erriu, replica alle dichiarazioni dell'esponente della minoranza sull'occupazione dell'ex villa dell'Aeronautica militare a Cagliari.
"L'obiettivo – prosegue l'assessore – è quello di riformare profondamente l'impianto normativo esistente per attuare una gestione che consenta una completa fruizione del patrimonio regionale". Ciò servirà "a sbloccare il sostanziale immobilismo che dura da troppo tempo e ha fatto sì che, in particolare negli anni passati, quelli a cui si riferisce il consigliere Truzzu, nulla fosse fatto per migliorare la situazione di degrado in cui versano i tanti immobili di proprietà regionale, compresi quelli trasferiti dal demanio come l'edificio di via Cagna".
Conclude l'esponente della Giunta Pigliaru: "Non si dimentichi che la complessità delle funzioni pubbliche alle quali eventualmente destinare i beni, e la contingenza del mercato per i beni da dismettere, non consente risposte affrettate, anche in considerazione del ritardo pluridecennale con il quale il problema viene finalmente affrontato".