Sa Die de Sa Sardigna, "giornata dell'orgoglio sardo ma anche giornata di lotta di un popolo che si riconosce non solo nella propria cultura, nella propria lingua ma anche nella propria Terra", così il presidente del Consiglio regionale, Gianfranco Ganau, ha aperto la seduta di oggi dedicata a Sa Die de sa Sardigna e che ha per tema quello del sito nazionale per le scorie nucleari: "Lo discutiamo per ribadire in forma unitaria ed univoca il No all'utilizzo del nostro territorio per lo stoccaggio delle scorie nucleari – ha osservato – e perché non sia vuota celebrazione di un episodio storico ma diventi occasione per ribadire la nostra unità di popolo".
"Oggi questo Consiglio vuole ribadire il proprio diritto all'autodeterminazione, alla piena sovranità, alla libera scelta del modello di sviluppo – ha sottolineato Ganau -. Mettendo in discussione scelte del passato che concentrano il 68% delle servitù militari nella nostra regione e confermando il diritto di decidere liberamente dell'utilizzo del proprio territorio.
Oggi discutiamo un tema su cui la Sardegna si è espressa da tempo e in maniera unitaria, dandogli sino in fondo il senso e l'importanza che diamo al diritto all'autodeterminazione".
Difesa dell'autonomia e della specialità delle Regioni autonome, rilancio della vertenza Sardegna e rivendicazione di correzione delle disequità e degli storici ritardi. Sono questi i temi della seduta solenne per Sa Die de Sa Sardigna toccati dal presidente del Consiglio regionale, Gianfranco Ganau, durante l'apertura della ricorrenza dedicata alla festa del popolo sardo, e nella quale si discute della contrarietà ad ospitare il sito per le scorie nucleari.
"Sbaglia chi, fra le altre Regioni ordinarie, pensa che dall'abolizione delle specialità ci siano vantaggi per le Regioni a statuto ordinario – ha detto Ganau -. Per questo il prossimo mese (probabilmente il 18 maggio, ndr) qui a Cagliari si riunirà la Conferenza dei presidenti delle Regioni a statuto speciale e delle province autonome, che nella consapevolezza del persistere delle ragioni che hanno portato al riconoscimento delle Specialità, definirà un documento comune e aprirà un confronto a tutto campo con le altre Regioni nella convinzione che la specialità sia un elemento da valorizzare per rivendicare il mantenimento di un sistema regionale realmente differenziato e non un privilegio da difendere".
Il presidente dell'Assemblea sarda ha ribadito che la Sardegna non è disposta "a fare un solo passo indietro sulle ragioni della specialità, ma credo che, proprio perché in tutto il popolo sardo è cresciuta ed è oggi comune la consapevolezza dei propri diritti, noi dobbiamo accettare la sfida che lo Stato propone, rilanciando la vertenza Sardegna, nel senso di una maggiore autonomia ed autodeterminazione. Aprendo una fase nuova, seppur difficile, di ricontrattazione con lo Stato – ha aggiunto – che dia risposte al mancato riconoscimento di diritti paritari rispetto al resto della nazione. Mancato riconoscimento di diritti fondamentali che si configura nel deficit di infrastrutture, di trasporti interni ed esterni, nell'assenza di energia a basso costo che impedisce sviluppo e competitività ma anche necessità di sostegno delle politiche identitarie come quelle citate a sostegno della lingua e della cultura".
La specialità, però, non è solo una condizione da difendere, ma "un risultato da conseguire" attraverso le norme di attuazione degli Statuti, "all'interno di un confronto nelle commissioni paritetiche, piuttosto che un oggettivamente improbabile revisione dello Statuto che in questa contingenza, oltre a tempi più lunghi, comporta oggettive difficoltà a proporre risultati positivi".
Pigliaru. La Sardegna ribadisce il proprio "comune e condiviso rifiuto" ad ospitare il deposito nazionale per la scorie nucleari. Lo fa in Consiglio regionale, in occasione della seduta solenne per Sa Die de sa Sardigna, con le dichiarazioni del governatore Francesco Pigliaru e con un ordine del giorno unitario presentato dopo un breve dibattito su cinque mozioni presentate da centrodestra e centrosinistra.
"Vogliamo disporre del nostro territorio e non ci sono compensazioni che possano convincerci a cambiare idea – ha detto il presidente – Abitiamo in una terra sulla cui ricchezza facciamo il primo e l'ultimo passo. Non è solo una questione economica, l'alta qualità dell'ambiente non è barattabile".
L'ordine del giorno, approvato all'unanimità con solo due astensioni, impegna il presidente della Regione ad avviare un confronto con il Governo perchè sia rispettata la volontà espressa dal popolo sardo nel referendum del 2011 di non volere depositi per lo stoccaggio di scorie nucleari; a promuovere un'azione congiunta con i parlamentari isolani e a difendere le specificità dell'Isola.
Al termine della votazione, il capogruppo di Centro democratico, Roberto Desini, è stato espulso dall'Aula per proteste legate al mancato inserimento nell'ordine dei lavori di una legge per le borse di studio nelle professioni mediche. Via libera invece, con l'astensione di tutta la minoranza, alle tre nomine nella consulta regionale per l'emigrazione: Carlo Manca, Francesco Angelo Siddi e Elio Turis.







