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Sono complessivamente 44 gli appalti irregolari individuati dall'inchiesta della Procura della Repubblica di Oristano sulla spartizione degli incarichi professionali in una quindicina di piccoli comuni del nuorese, del cagliaritano e del Sulcis.
L'ultimo è del 26 marzo scorso quando ormai l'indagine della Guardia di Finanza di Oristano e dei Carabinieri della Compagnia di Tonara (Nuoro) era sulla dirittura d'arrivo. Il valore degli incarichi assegnati irregolarmente è stato calcolato complessivamente in 850 mila euro. Quello per gli incarichi, invece, promessi agli amministratori e ai dirigenti degli uffici tecnici indagati in cambio dell'assegnazione della gara, si aggira sui 350 mila euro. Complessivamente gli indagati, compresi i 21 finiti in carcere o agli arresti domiciliari e i tre destinatari di misure di obbligo di dimora, sono una sessantina. 

Un sistema scientifico e collaudatissimo che probabilmente andava avanti da molti anni quello sgominato con l'Operazione La Squadra che stamattina ha portato all'arresto di cinque sindaci e 16 tra amministratori, tecnici comunali e progettisti di una quindicina di comuni sardi. L'inchiesta, coordinata dal sostituto procuratore della Repubblica di Oristano Armando Mammone, ha fatto largo uso di intercettazioni telefoniche.
Tra le tante, anche una nella quale vi sono figure di punta dell'associazione per delinquere delineata dalla magistratura, che trattano da sprovveduti Greganti e altri protagonisti dello scandalo degli appalti per l'Expo. "Ancora fermi alle bustarelle", è il commento di uno di loro. Dall'indagine, infatti, non risulta alcun passaggio di denaro. "Il sistema corruttivo che abbiamo individuato – ha spiegato il procuratore Andrea Padalino Morichini – era basato sullo scambio di incarichi professionali, molti amministratori coinvolti erano essi stessi progettisti che venivano compensati con assegnazione di incarichi in altri comuni, in sostanza erano tangenti sulle quali si pagavano regolarmente le tasse".