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"Cambiare lo stato delle cose dipende anche da voi. Ma i cambiamenti vanno fatti assieme, bisogna organizzarsi collettivamente. I diritti sono frutto di battaglie e di lotte". Ha esortato i giovani a combattere il leader della Fiom-Cgil, Maurizio Landini, protagonista questa mattina a Cagliari di un incontro con gli studenti che hanno gremito l'aula Magna dell'Istituto Tecnico Economico "Pietro Martini".
Al centro dell'incontro, organizzato dal docente Andrea Dettori e dal direttore del Manifesto Sardo, Marco Ligas, i temi del lavoro, "diritto fondamentale per la dignità e la vita di ogni persona", difesa della democrazia, l'importanza di tenere viva la memoria e il significato della festa del Lavoro del Primo maggio, argomento del suo libro scritto con il giuslavorista Umberto Romagnoli.
Landini ha accolto le preoccupazioni dei giovani che hanno messo l'accento sulla crisi, il lavoro che non c'è, l'incertezza per gli scenari futuri. Paure e incertezze che hanno evocato domande anche sul prolungamento dell'età pensionabile "che aumenta la disoccupazione giovanile", come ha sottolineato una ragazza. Una sua compagna invece ha voluto sapere "come mai in Italia, Repubblica democratica fondata sul lavoro, ci siano tanti disoccupati".
Il leader delle tute blu Cgil ha risposto: "Siamo uno dei paesi con investimenti in ricerca, innovazione e qualità più bassi in Europa. La disoccupazione, la mancanza di speranza non è un destino, ma una condizione dettata da scelte sbagliate – ha avvertito – bisogna intervenire sulle cause. I diritti non li ha mai regalati nessuno".
"Il Jobs act? molti contro e pochi pro. E' una legge per rendere più facili i licenziamenti e sappiamo quale dramma sia il licenziamento per chi lo subisce", ha detto ancora Landini.
Un altro studente, Matteo, ha poi voluto conoscere le ragioni della sua scelta di entrare in Cgil. "Le persone che ne facevano parte sembravano più vicine alle mie idee, era una organizzazione di persone libere".
Il sindacalista si è presentato agli studenti ripercorrendo le tappe della sua vita, dal lavoro di saldatore in un'azienda artigiana metalmeccanica, a 17 anni, con un contratto a tempo indeterminato, la scelta di entrare nel sindacato. "Non è un mestiere e non deve esserlo, non lo ha ordinato il medico, esiste se le persone che lavorano decidono di organizzarsi collettivamente per mantenere e ampliare i diritti. Mentre nella realtà – ha concluso Landini – il lavoro sta diventando sempre più precario e con meno diritti. Per questo serve un nuovo Statuto dei lavoratori che tuteli tutte le forme di lavoro".