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Roberto Zanda ce l'ha fatta. Alle 3.31 (ora italiana), dopo 522 km di sassi e pietraie nel deserto australiano, il 58enne extreme runner cagliaritano ha tagliato il traguardo della "The Track", la ultramaratona in solitario nel deserto australiano. "E' un vero guerriero", questo il commento a caldo del suo tenace compagno di viaggio, Tun Mestre.
"Sono distrutto, ho percorso gli ultimi 127 km in quasi 24 ore senza mai dormire né fermarmi – ha detto "massiccione" Zanda, con appena un filo di voce, una volta tagliato il traguardo – E' stata una gara veramente dura, ho sofferto tantissimo per il ginocchio e per la contrattura al polpaccio, ma alla fine ce l'ho fatta". La soddisfazione si unisce alla gioia per l'arrivo quando si rivivono le condizioni estreme di quegli otto giorni di corsa massacrante. "L'escursione termica del deserto australiano ha creato al nostro corpo enormi problemi d'adattamento – ha spiegato Zanda – C'erano 40 gradi di giorno e appena 4 la notte.
Per me è stato un grande successo personale. Sono riuscito a portare la bandiera della Sardegna in mezzo ad altre 15 nazioni.
Sono orgoglioso di quello che ho fatto e lo sono di me pure i francesi, che da giorni mi invitavano al ritiro per via delle mie precarie condizioni fisiche". I plantari, realizzati ad hoc prima della partenza dallo sponsor Orthopedia, hanno svolto egregiamente il suo compito.
"Sono andati alla grande – ha confermato Zanda – neppure io pensavo che potessero permettermi di scaricare in questo modo l'enorme peso che è gravato per giorni sugli arti inferiori".
Zanda ha chiuso la competizione in 53 ore e 20 minuti. Il più veloce nel poco nutrito gruppo di ironmen (ma diversi sono stati i ritiri) è stato il tedesco Frack Reintjes, al traguardo dopo 46 ore di cammino. "Ricorderò a lungo questa avventura – ha concluso Zanda – perché è stata l'ennesima tappa di una carriera che mi ha reso ogni volta più forte".