Tutti contro l'Italicum in Sardegna, perché non solo non tutela la minoranza linguistica ma rischia di pregiudicare la rappresentanza territoriale regionale nei riparto dei seggi su base nazionale. A lanciare l'allarme è il Partito Sardo d'Azione che, con il sostegno dell'Associazione per la tutela dei diritti dei sardi, ha presentato una mozione in Consiglio regionale per chiedere che il governatore tuteli i diritti dei sardi in tutte le sedi, politiche, istituzionali e giudiziarie, nazionali ed europee. Se entro un mese la Regione non presenterà ricorso lo farà l'Associazione.
"Concorriamo non solo con il sistema dei partiti italiani ma anche con tutte le altre Regioni al riparto dei seggi su base nazionale e sui 17 attribuiti, ma potremmo eleggerne anche 15 o 12 sulla base di quello che viene chiamato slittamento", spiega Christian Solinas, primo firmatario della mozione sull'Italicum siglata da oltre la metà dei consiglieri, per questo dovrà essere discussa entro 10 giorni. Lo stesso Solinas chiarisce: "La prima richiesta è che ci sia, che come per il Trentino e la Valle D'Aosta, una riserva di seggi eletti in ambito regionale e che nello Statuto sardo ci sia la tutela dei partiti identitari per poter concorrere alla rappresentanza parlamentare".
Secondo l'avvocato dell'Associazione, Felice Besostri, "ancora oggi nello Statuto della Sardegna non c'è alcuna norma di tutela della minoranza linguistica", mentre il presidente Flavio Cabitza incalza il Consiglio regionale "a fare una politica vera per la Sardegna".
Lo stesso sodalizio, con gli avvocati Felice Besostri e Roberta Campesi, rilancia poi la battaglia contro la legge elettorale regionale: depositato alla sezione civile del Tribunale di Cagliari un ricorso che mette in dubbio la legittimità costituzionale riguardante la soglia di sbarramento sull'attribuzione del premio di maggioranza, le minoranze linguistiche e la rappresentanza di genere.
Davanti alla tendenza ad omogeneizzare tutto per arrivare all'abolizione delle autonomie speciali e magari all'eliminazione del livello regionale per ricondurre tutto a Comuni e Stato, le Regioni a Statuto speciale e le Province Autonome rilanciano le ragioni dell'autonomia con un documento siglato oggi dai presidenti delle Assemblee legislative di Sardegna, Sicilia, Friuli Venezia Giulia, Trentino Alto Adige, Valle d'Aosta e delle Province di Bolzano e Trento.
La dichiarazione congiunta sarà presentata il 18 giugno alla Conferenza delle Regioni per avviare un dialogo comune.
"Sbaglia chi pensa che l'autonomia regionale sia un privilegio – ha spiegato il presidente del Consiglio regionale della Sardegna, Gianfranco Ganau, promotore dell'incontro oggi a Cagliari – Siamo per un regionalismo differenziato: l'indebolimento delle Regioni speciali indebolisce tutte le Regioni".
Oltre a ribadire la necessità di dare adeguamento alle norme statutarie di ciascuna Regione secondo modelli avanzati attraverso un federalismo solidale e cooperativo, nel documento viene confermata l'esigenza di rafforzare il rapporto con lo Stato in materia finanziaria mediante il ricorso a strumenti pattizi.
Secondo Franco Iacop, presidente del Consiglio del Friuli, "la specialità non porta in sè privilegi, ma significa competenza nell'erogare servizi ai cittadini, quindi un valore aggiunto e non riserva di una condizione di favore".
Per Giordano Fazio, presidente del Gruppo Misto della Sicilia, "la maggior parte delle specialità sono rimaste sulla carta e molto poco è stato attuato". Marco Vierin, presidente del Consiglio della Valle d'Aosta, ha sottolineato che non si tratta di "difendere delle prerogative. Chi parla in questa maniera non conosce le azioni fatte dalle Regioni a statuto speciale in questi anni".







