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"Un monumento alla codardia politica di una Giunta che svende gli interessi dei sardi al Governo Renzi". Così Ugo Cappellacci e Alessandra Zedda (Forza Italia) definiscono il dispositivo della sentenza della Corte Costituzionale in cui viene dichiarata cessata la materia del contendere in relazione alle questioni di legittimità costituzionale del decreto "Salva Italia" del 2011, perché con la delibera 17 marzo 2015 la Giunta Pigliaru ha formalizzato la rinuncia al ricorso. Dure critiche arrivano anche dai Riformatori Sardi. "Questo è uno degli effetti dell'accordo-patacca firmato dal presidente Pigliaru con il ministro Padoan – osservano – E' curioso e sintomatico che un Governo, che si era costituito in giudizio per chiedere l'inammissibilità del nostro ricorso, abbia imposto a Pigliaru il ritiro. Evidentemente le ragioni erano fondate e temevano che accadesse quello che è avvenuto per le pensioni, che guarda a caso erano nello stesso decreto, e cioè di dover restituire il maltolto alla Sardegna". Per il coordinatore regionale Michele Cossa "la Giunta regionale sempre più in ginocchio col governo nazionale impoverisce sempre di più la Sardegna". Cossa parla di "uno scandalo che sta costando all'Isola milioni e milioni di euro". Anche il capogruppo del partito in Consiglio, Attilio Dedoni, punta il dito contro l'esecutivo regionale: la sentenza è "una mazzata storica" a danno delle prerogative autonomistiche della regione, "colpite nel loro aspetto più importante, quello dell'autonomia finanziaria".

Paci: "Basta mistificazioni". "Basta mistificare la realtà e prendere in giro i sardi: chiunque può leggere la sentenza della Corte Costituzionale e capire immediatamente che la decisione che anche noi abbiamo preso di ritirare i ricorsi, esattamente come hanno fatto Friuli Venezia Giulia, Trento e Bolzano, è stata presa dopo accordi precisi con il Governo in cui ci vengono riconosciuti una serie di vantaggi, primo fra tutti quello di tenere in Sardegna le riserve erariali. Sicilia e Valle D'Aosta non hanno ritirato i ricorsi perché non hanno ancora chiuso le trattative e fatto accordi". Lo dice l'assessore della Programmazione e del Bilancio Raffaele Paci. "La Corte poi ha dato torto su ogni questione di merito a Sicilia e Valle D'Aosta confermando che tutte le Regioni, anche le speciali, devono contribuire al risanamento della finanza pubblica. Chiunque sostiene il contrario lo fa in malafede, anche perché basta andare sul sito della Corte Cosituzionale e leggere la sentenza per capire come stanno le cose".

"In poco più di un anno la Giunta Pigliaru ha ottenuto risultati fondamentali in tema di finanza pubblica: la Sardegna è fuori dal patto di stabilità, prima in Italia, col grande vantaggio di poter spendere tutto ciò che incassa, potrà così pagare i debiti accumulati negli anni precedenti (residui passivi) e ha ottenuto – unica regione – di poter utilizzare le riserve erariali per abbattere il proprio debito pubblico e non quello nazionale. Vantaggi documentati – sottolinea il vicepresidente della Regione – concreti e tangibili per tutti i sardi: perciò l'esecutivo Pigliaru, come previsto dall'accordo firmato a luglio con il governo centrale e come già hanno fatto le altre Regioni a statuto speciale (Alto Adige, Trentino, Friuli), ha ritirato i ricorsi lo scorso 10 marzo".