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Il segretario generale della Uil, Carmelo Barbagallo, a Nuoro per gli Stati generali dei sindacati Cgil, Cisl e Uil, ha incontrato anche una delegazione di operai forestali nel cantiere di Pratosardo, poco prima dell'inizio dei lavori nella biblioteca Satta di Nuoro alla presenza dei segretari Michele Carrus, Oriana Putzolu e Francesca Ticca.
A Nuoro i sindacati discutono della vertenza Sardegna Centrale e fisseranno anche un data per la mobilitazione generale del territorio. Barbagallo nel cantiere degli operai forestali ha detto, fra l'altro, di essere "contento di stare qui con voi in assemblea. Un sindacato moderno dovrebbe tornare a fare attività come in passato, con i lavoratori". 

Una disoccupazione del 25,5%, rispetto al 19,9% del dato regionale, il 40% di disoccupazione giovanile, il 30% di dispersione scolastica, l'ultima provincia in Italia per infrastrutture, un sistema di imprese private quasi del tutto smantellato e 3.000 posti di lavoro persi nel pubblico negli ultimi 10 anni. Sono i dati della provincia di Nuoro emersi dagli Stati generali confederali alla presenza del segretario nazionale della Uil, Carmelo Barbagallo, per il quale "se il governo Renzi non rimette al centro la questione Meridionale, come auspica anche il capo dello Stato Mattarella, la Sardegna e l'Italia meridionale non va da nessuna parte". Inizia da Nuoro la mobilitazione per la vertenza della Sardegna Centrale. I dirigenti sindacali presenti, i segretari Francesca Ticca (Uil) e Oriana Putzolu (Cgil), e il segretario della Cgil Antonio Piludu, con i segretari territoriali della provincia di Nuoro e i coordinatori delle varie categorie, hanno rimarcato la situazione di crisi. "E' ora di suonare la sveglia al governo nazionale e locale – ha detto Putzolu -. Ripartire da questo territorio deve avere un effetto domino. Perché la vertenza Sardegna deve essere portata al tavolo del governo centrale nella sua complessità".
"La rivendicazione e il riscatto della Sardegna nei confronti della politica parte dal territorio più sacrificato: il nuorese – ha spiegato Ticca-. Ma questa non è solo la vertenza delle zone interne è la vertenza della Sardegna". Anche Piludu, della segreteria Cgil, auspica "una vertenza unitaria dell'isola da portare al tavolo del governo, partendo dal riequilibrio territoriale".
"Renzi – ha sottolineato Barbagallo – impari da Obama che ha investito mille miliardi di dollari per ogni anno in infrastrutture, cultura, innovazione e tecnologia. Senza politiche adeguate non si riparte". E oggi a Nuoro l'assemblea deciderà il programma per una mobilitazione del territorio. 

Crisi nuorese. Una piattaforma rivendicativa del territorio nuorese con una mobilitazione che interesserà tutte le categorie e confluirà in un'unica manifestazione generale. E' questa la decisione degli Stati Generali di Cgil, Cisl e Uil, presa questa mattina a Nuoro alla presenza del segretario generale della Uil, Carmelo Barbagallo, e ai segretari di Cgil Cisl e Uil regionali, Antonio Piludu, Oriana Putzolu e Francesca Ticca.
"La ripartenza del nuorese ci sarà solo se ci saranno investimenti in infrastrutture, innovazione tecnologia, cultura e ricerca sul modello americano – ha spiegato Barbagallo -. Solo così si potrà puntare a conquistare nuovi imprenditori e all'esportazione di prodotti competitivi e di conseguenza a un miglioramento del reddito. Oggi il 75% delle nostre imprese producono per il mercato interno che non ha potere d'acquisto.
Ma così non si riparte". Il monito del segretario generale della Uil è arrivato forte nell'assemblea sindacale da cui Barbagallo ha voluto lanciare la questione Meridionale: "Il Governo Renzi deve mettere al centro la politica meridionale, come auspica anche il capo dello Stato Mattarella, con un piano di investimenti seri, anziché togliere i fondi a questi territori sacrificati: al Mezzogiorno Renzi ha tolto tre miliardi di euro per darli agli imprenditori. In queste zone dell'Italia il 40% dei fondi comunitari non vengono spesi: è criminale non spendere i soldi che ci farebbero respirare".
I dati forniti dai dirigenti sindacali sul centro Sardegna sono drammatici: una disoccupazione con sei punti in più rispetto alla media regionale, il 25,5% contro il 19,9%, lo smantellamento quasi totale dell'industria privata e lavoratori che sono ormai rimasti anche senza ammortizzatori sociali. "Non ci stiamo più – ha detto Ticca – pretendiamo politiche che diano ossigeno al territorio: intere famiglie si trovano senza lavoro e senza ammortizzatori sociali e soprattutto senza nessuna possibilità di ritornare a produrre, la situazione è esplosiva".
"La desertificazione industriale del nuorese è drammatica – ha sottolineato Sergio Zara segretario dei chimici della Cgil – e sappiamo bene che dove non c'è industria non c'è ricchezza.
Qui si è smantellato il settore tessile, quello metalmeccanico e chimico. Bisogna puntare al recupero del patrimonio industriale dismesso da affittare a prezzi politici. Tutto questo può essere fatto solo con l'energia a basso costo, con una politica seria dei trasporti e del credito". Ignazio Ganga, della segreteria regionale della Cisl, ha concluso: "Ci sono tre fattori su cui è indispensabile incidere nell'immediato: legalità, welfare e sviluppo. Ma per fare questo c'è necessità di un investimento per i territori che sono rimasti indietro".