La soluzione: elenco dei nominativi di tutti i migranti al porto. E l’ipotesi è un charter o un C 130 che li trasferisca tutti nella penisola. Hanno trascorso la notte davanti ai cancelli della dogana nel porto di Cagliari, dormendo per terra uno accanto all'altro così come avevano fatto durante il viaggio della speranza solo qualche giorno prima. Non si ferma la protesta dei migranti, che chiedono di andar via dalla Sardegna, iniziata ieri mattina con l'arrivo a Cagliari di circa 80 stranieri provenienti dalle varie strutture ricettive del nord Sardegna.
I profughi – sbarcati insieme ad altri 800 sabato scorso a Cagliari da una nave militare tedesca che li aveva soccorsi a largo delle coste libiche – chiedono di poter lasciare l'isola e raggiungere altre nazioni europee dove si trovano parenti e familiari. I migranti sono però sprovvisti di documenti e, come sottolineato dallo stesso questore, Filippo Dispenza, possono lasciare la Sardegna solo dopo essere stati fotosegnalati, ma rifiutano l'operazione. I profughi conoscono il regolamento di Dublino il quale prevede che il fotosegnalamento sia collegato alla richiesta d'asilo che di fatto li costringerebbe a rimanere in Italia, mentre i loro interessi e affetti sono altrove.
La situazione attualmente nel porto cagliaritano è bloccata.
Agli stranieri, già da ieri, vengono consegnati viveri e acqua visto che non intendono lasciare l'ingresso delle dogane.
Polizia e carabinieri presidiano la zona per evitare incidenti o problemi, anche se la manifestazione si svolge pacificamente.
Uras, Sel: interpellanza ad Alfano. Il senatore di Sel Luciano Uras chiede, in un'interpellanza al ministro degli Interni, di conoscere "quale sia l'attuale situazione in Sardegna" sui flussi migratori, "soprattutto sul piano della efficienza dei soccorsi, della prima accoglienza e della adeguata sistemazione dei migranti in strutture idonee, anche per la migliore conduzione di ogni necessaria attività di assistenza".
"Chiedo anche – prosegue – se sia in atto una puntuale attività di monitoraggio delle esigenze dei soggetti in condizioni di maggiore sofferenza e bisogno al fine di impegnare le strutture pubbliche, anche sanitarie, e le organizzazioni laiche e religiose del volontariato e della solidarietà più esperte nella attività di assistenza; se le procedure poste sotto il diretto controllo delle competenti strutture statali, concernenti il sostegno dei necessari costi degli interventi di assistenza umanitaria siano regolarmente svolte o abbiano subito o subiscano ritardi, e con quale modalità e tempistica il ministero intenda superare i predetti ritardi; se siano stati coinvolti nelle attività in corso la Regione e gli Enti Locali sardi, in modo adeguato, attraverso un puntuale coordinamento da parte del competente Ministero degli Interni, e se e come si preveda eventualmente di farlo".
"Infine – conclude Uras – voglio sapere se le procedure di riconoscimento dello status di rifugiato siano attualmente adeguate, nei temi e nei modi del loro ordinario svolgimento, o possano essere significativamente accelerate sul piano amministrativo e/o legislativo, anche ai fini di consentire il ricongiungimento dei migranti con propri familiari".
Cappellacci. "Le proteste al porto di Cagliari e la situazione di drammatico disagio di Alghero sono criticità che ormai sono davanti agli occhi di tutti. Non si può aspettare gli eventi, confidando nel lodevole lavoro delle forze dell'ordine, dei volontari e dei comuni, chiamati a coprire con la loro opera la leggerezza della politica regionale. Se non risulta che Pigliaru abbia preso posizione negli incontri con il ministero dell'Interno, almeno ora, dinanzi a fatti evidenti, chieda un nuovo confronto con il Governo". Così Ugo Cappellacci, coordinatore regionale di Forza Italia, interviene nuovamente sull'emergenza migranti.
"I fatti confermano – prosegue l'esponente azzurro – che sul piano politico lo sbarco in Sardegna è stato gestito in maniera approssimativa, scaricando sulla comunità l'incapacità del Governo di alzare la voce a Bruxelles e quella della Regione di chiedere per tempo, quando mesi fa lanciammo i primi appelli, misure straordinarie per un fenomeno di proporzioni epocali.
Auspichiamo che in vista della discussione in Consiglio si presenti con fatti concreti e con un'inversione di rotta perché la situazione difficile di questi giorni dimostra che una cosa è la teoria ed altra è la pratica. Stare fermi sarebbe un grave danno sia nei confronti dei migranti sia, non lo dimentichi mai, rispetto ai sardi".







