"Chiedo la condanna a 17 anni di reclusione per Niveo Batzella. Non si può dubitare che siano stati fatti atti improntati alla realizzazione del sequestro: sopralluoghi, reclutamento di complici, di mezzi, simulazioni di reati per creare alibi falsi. Quindi non un mero accordo, ma veri e atti preparatori e propedeutici a compiere il rapimento a scopo di estorsione di Alessandro Podda". Così il pm Rossana Allieri ha concluso la requisitoria al processo nei confronti del presunto capobanda Niveo Batzella, accusato di aver tentato il sequestro di persona dell'imprenditore caseario Ferruccio Podda, titolare dell'omonimo caseificio di Sestu.
Nell'aula della prima sezione del Tribunale il rappresentante dell'accusa ha parlato per oltre due ore davanti al collegio presieduto da Mauro Grandesso. Presente anche Batzella, assistito dall'avvocato Riccardo Floris. Il presunto capobanda non aveva scelto riti alternativi, esattamente come già accaduto per l'omicidio dell'imprenditore Gianluca Carta che gli è costato una condanna all'ergastolo in primo grado, e per quello dell'operaio Sergio Tronci, il cui processo è in corso in Corte d'Assise.
Per il tentato sequestro dell'imprenditore, che gli inquirenti ipotizzano nel febbraio 2012, sono già stati condannati a cinque anni Gianfranco Batzella, nipote di Niveo, e il presunto basista Efisio Mereu. Oggi anche l'arringa dell'avvocato difensore Riccardo Floris, mentre la sentenza è fissata per il 16 giugno.







