Prosegue sotto il sole a Palmadula, la borgata del comune di Sassari, la trattativa ad oltranza fra il centinaio di migranti, che hanno dato vita a una rivolta dopo essere stati trasferiti dal Centro di accoglienza di Santa Maria La Palma (Alghero), e i funzionari della questura e della prefettura che cercano di convincerli a prendere posto in una struttura privata (un agriturismo) individuata in accordo con il Comune.
La maggior parte dei migranti ha deciso di non scendere dai due pullman e chiede di essere trasferita nei pressi di un centro abitato più grosso. "Non si rendono conto – spiega il portavoce della questura, Paolo Meloni – che qui a Palmadula potrebbero stare meglio rispetto al posto in cui si trovavano prima. Prefetto e questore stanno cercando di spiegarglielo. Una quarantina di loro è stato convinto dalla fame e dal caldo a scendere dai pullman, ora dovremo riuscire a convincere anche gli altri". I migranti sono stati trasferiti durante la notte in una struttura nelle campagne di Palmadula, frazione del capoluogo, ma una volta giunti a destinazione e scoperto che erano stati portati in aperta campagna, hanno dato vita alla rivolta.
Per convincere i richiedenti asilo a scendere dai pullman, sul posto a trattare con il prefetto Salvatore Mulas e il questore Pasquale Errico anche il sindaco di Sassari Nicola Sanna. "Nell'agriturismo, una struttura a due piani, sono presenti nove bagni e in serata – è stato promesso ai migranti – verrà piazzata una cucina che verrà messa a disposizione, verranno portate delle tv e installate delle connessioni internet. Chissà che questo – ha aggiunto il portavoce – non li convinca ad accettare l'accoglienza che per ora rifiutano".
"Dobbiamo rispondere all'emergenza e recuperare spazi necessari per l'accoglienza: siamo pronti a fronteggiarla, è il dopo che ci preoccupa. Per questo occorre che il Governo regionale e nazionale programmino la gestione post emergenziale e convochino al più presto i sindaci per concordare gli opportuni interventi". L'appello è del sindaco di Sassari, Nicola Sanna, reduce da un sopralluogo nella struttura della frazione Palmadula, epicentro dell'ultima protesta dei migranti sbarcati nelle ultime settimane in Sardegna e ora trasferiti in varie località dell'Isola.
"La struttura di Palmadula, anche se sicuramente insufficiente, consente la collocazione dei 116 migranti – sottolinea il primo cittadino – La comunità si trova ad affrontare una novità. Confidiamo nella tempra e nella capacità di affrontare le situazioni impegnative, come hanno sempre fatto. L'amministrazione comunale c'è: da subito metteremo a disposizione dei bagni chimici supplementari. Occorrono ancora alcune coperte perché le temperature notturne sono un po' rigide. Chiedo quindi ai sassaresi un piccolo contributo di solidarietà, facendo arrivare indumenti, intimi ed estivi, da consegnare anche attraverso le associazioni di volontariato".
Ma è sulla gestione post-emergenza che il sindaco insiste.
"Non siamo in grado – spiega Sanna – di ospitare nuovi flussi migratori, considerando anche la situazione economica non fiorente". Da qui l'appello a Roma e Cagliari per pianificare le prossime mosse con il coinvolgimento diretto dei primi cittadini già impegnati sull'accoglienza.
"Basta pretese ingiustificate da parte degli immigrati ospitati nell'Isola. Pigliaru senta Alfano per un rimpatrio immediato di chi non accetta l'assistenza dei sardi". Paolo Truzzu, consigliere regionale di Fratelli d'Italia-An, si scaglia contro la nuova protesta inscenata dai 116 migranti arrivati nella frazione di Palmadula, a Sassari.
"Scapperebbero da guerra e fame, ma rifiutano di essere sistemati in un agriturismo perché, a loro dire – denuncia l'esponente dell'opposizione – troppo distante dai centri abitati".
"La realtà è sempre più paradossale – commenta Truzzu – È ora di chiarire una volta per tutte se queste persone siano dei disperati che fuggono da contesti di difficoltà estrema e necessitano quindi di asilo o sono degli ospiti con pretese da villeggianti, che rifiutano ciò che non è garantito a nessun sardo indigente. Prima che la situazione sfoci in disordini gravi di ordine pubblico – incalza il consigliere di Fdi-An – si pensi a una soluzione decisa e si tenga in Sardegna solo chi veramente apprezza lo sforzo che autorità e volontari stanno facendo per garantire loro una permanenza dignitosa".







