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L’ha ottenuto dopo dieci anni di estenuante lotta ma alla fine il riconoscimento di malattia professionale da esposizione all’amianto è arrivato, con i suoi benefici di legge, a Enrico Porcedda, lavoratore dipendente della ex Rumianca, oggi Syndial, di Assemini. L'uomo è il  protagonista della vicenda conclusasi con la sentenza del Tribunale di Cagliari che gli ha riconosciuto il diritto al trattamento pensionistico anticipato, così come previsto dalla Legge 27 marzo n° 257 del 1992.

Una vittoria parziale, in realtà,  tradotta in una pensione anticipata di soli 3 anni, rispetto ai 15 spettanti: nonostante la malattia,  infatti, il signor Porcedda ha dovuto continuare a lavorare, in un ambiente  contaminato, per un totale di  37 anni e 7 mesi.

“Stiamo seguendo una cinquantina di casi provenienti da tutte le aree industriali dell'isola – ha dichiarato Sabina Contu, presidente di Aiea Sardegna, l'Associazione Italiana Esposti Amianto –  di cui una decina, pressoché definiti:  7 si sono risolti in modo positivo, alcuni dopo  ricorso in giudizio, altri in via amministrativa. Su altri 3 sono tutt'ora in corso azioni giudiziarie, e siamo in attesa di  sentenza. Ma sono migliaia i casi di lavoratori che hanno perso la speranza ed hanno rinunciato a rivendicare i propri diritti di fronte ai troppi ostacoli e dinieghi, e questo è profondamente ingiusto".

Le malattie causate dalla esposizione  all'amianto sono purtroppo a lunghissima latenza, oltre i venti anni, e di difficile e complessa diagnosi:

 "La situazione della Sardegna – ha detto Mario Murgia, vicepresidente nazionale AIEA – rappresenta un caso emblematico e di rilevanza nazionale rispetto a tutte le aree industriali ed ex industriali del nostro Paese: in base ai riscontri che abbiamo potuto raccogliere, nessuna delle domande presentate dai lavoratori sardi all'INAIL, alla scadenza del 15 giugno 2005 prevista dalla legge 257/92 è stata accolta, contrariamente a quanto accaduto ad esempio ai loro colleghi dello stabilimento di Pisticci Scalo,  Basilicata, "gemello" di quello dell'ANIC/EniChem Fibre di Ottana, che  hanno ottenuto il riconoscimento dei loro diritti in via amministrativa già dal 2006".

Secondo l’associazione si tratta di “vera e propria discriminazione nei confronti dei lavoratori sardi” su cui è necessario l'intervento urgente della Regione.