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Quel che sembrava un nuraghe, a Porto Rotondo, era invece una torre di segnalazione dell'avvistamento dei pericoli del mare di età punica, realizzata tra il IV e il III secolo avanti Cristo.
"Un monumento unico e senza confronti nell'intero bacino occidentale del Mediterraneo", ha detto il responsabile della Soprintendenza di Olbia, Rubens D'Oriano, nel corso di una conferenza stampa in cui è stata svelata l'importante scoperta, che cambia la storia di un luogo, da sempre conosciuto come "Punta Nuraghe".
La vera natura di quello che è sempre stato considerato un nuraghe, invece, è stata svelata dopo le operazioni di scavo proposte e finanziate dal Consorzio di Porto Rotondo che ha permesso agli archeologi di riportare alla luce l'importante monumento. Secondo D'Oriano si trattava di una torre di segnalazione che, attraverso vedette di turno e l'accensione di fuochi, inviava il segnale di pericolo, come l'arrivo di navi, ad un'altra torre, posizionata in direzione Olbia, verso quella che ora è la zona del Centro Commerciale Terranova.
La torre realizzata nel periodo punico, utilizzata sino agli albori dell'età imperiale, e che somiglia ad un nuraghe forse perché per realizzarla sono state utilizzate maestranze locali, sarà visitabile sin da questa estate.
All'incontro con i giornalisti oggi erano presenti l'archeologa Paola Mancini che ha condotto gli scavi, Gianluca De Fazio, presidente del Consorzio di Porto Rotondo, il presidente della Fondazione Porto Rotondo, Luigi Donà dalle Rose e l'assessore del Turismo del Comune di Olbia Marco Vargiu.