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I partiti "piccoli" alzano la voce in Consiglio regionale e non solo, in vista di quello che potrebbe essere il laboratorio per il futuro partito della nazione sarda che si candida a diventare il primo partito della coalizione di centrosinistra seguendo due principi: più lealtà ma più considerazione e una politica gentile ma schietta.
A distanza di un mese dalle elezioni amministrative che hanno consolidato il consenso per Centro Democratico e Partito dei Sardi, le due formazioni politiche si fondono in Consiglio dando alla luce il gruppo Sovranità democrazia e lavoro (Sdl) che diventa il secondo partito della coalizione del centrosinistra.
Un contenitore programmatico per i consiglieri di Cd Roberto Desini (capogruppo) e Anna Maria Busia, del PdS, Piermario Manca e Augusto Cherchi, con l'adesione tecnico-politica di Alessandro Unali (Prc). In un futuro prossimo questo percorso potrebbe coinvolgere anche Sel.
Così nel momento in cui si parla di verifica sui programmi e anche di rimpasto in Giunta il nuovo soggetto politico è consapevole di avere "un megafono più grande" per farsi ascoltare dagli alleati e in particolare dal partito di maggioranza relativa, cioè il Pd, e di poter contare di più.
Dopotutto "in democrazia contano anche (e soprattutto) i numeri" e quando ci sarà il walzer delle poltrone Sdl vorrà far sentire il proprio peso. "Si tratta dell'esito di un percorso che si è sviluppato in un anno e mezzo di lavoro per compattare le forze e arrivare a obiettivi alti, sfruttando al massimo questa esperienza di governo in vista della nascita di grande partito della nazione sarda – spiega il segretario PdS, Franciscu Sedda – ovviamente facciamo tutti i passi necessari senza correre quindi oggi parliamo non della nascita di un partito ma di un incubatore come momento di maturazione importante che ci vede riuniti attorno ai grandi temi della sovranità e dell'autodeterminazione: e oggi siamo più forti nei numeri".
Per il segretario di Cd, Nicola Selloni, Sdl rappresenta un "laboratorio aperto e l'inizio di un ragionamento più alto. E' un percorso che è iniziato da tempo e ha bisogno di essere arricchito. Al Pd abbiamo sempre detto che siamo leali, ma questo non vuol dire che dobbiamo sottacere. E non faremo sconti a nessuno. Vorremo essere ascoltati e trattati con pari dignità – osserva – in un percorso costruttivo, ma non retrocediamo rispetto alle posizioni che ci spettano".
Secondo Piermario Manca (PdS), "il numero è anche sostanza", mentre per il capogruppo Roberto Desini, "il gruppo non è in contrapposizione con qualcuno, ma servirà per rafforzare la figura del presidente Pigliaru e l'azione del governo". 

Centro democratico e Partito dei Sardi scettici sul "conclave" allargato di Sanluri lunedì 13 luglio, quando sindaci, parlamentari, consiglieri regionali, segreterie e direzioni dei partiti si confronteranno con la Giunta sull'agenda politica in vista della verifica e del rimpasto che potrebbe esserci non prima di settembre.
Il segretario di Cd, Nicola Selloni, parla di "happening".
"In occasione del vertice tra i segretari dei partiti c'era stata la condivisione di fare insieme uno start up con la Giunta – osserva – ora sono un po' scettico sul fatto di allargare questa 'cosa' a tutto il mondo. Per la verità ho perso un po' di fiducia sull'incontro di lunedì".
Stesso scetticismo da parte del segretario del PdS, Franciscu Sedda. "Il Partito dei sardi andrà a Sanluri solo con la segreteria, il presidente e i consiglieri regionali – afferma – Si era parlato di un monastero per dare l'idea di un raccoglimento per pochi. Invece mi sembra di assistere ad un centrosinistra 'tafazziano' e questo non è il mio destino. Serve invece positività verso l'esterno e confronto dialettico all'interno. E soprattutto risposte veloci".