I 46 indagati sono accusati di vari reati, dall'omicidio colposo, al crollo di costruzioni e disastro colposo, alle lesioni personali colpose. Tra i nomi più importanti vi sono l'ex presidente della Provincia di Nuoro Roberto Deriu – ora consigliere regionale del Pd – e due assessori provinciali, Franco Corosu e Paolo Porcu; l'allora direttore generale del Corpo Forestale della Sardegna Carlo Masnata, il direttore dipartimentale di Nuoro del Corpo Forestale Gavino Diana, la responsabile del settore antincendio e protezione civile del Corpo Forestale Anna Maria Pirisi.
E ancora gli allora sindaci di Torpé e Posada Antonella Dalu e Roberto Tola, l'ex direttore generale dell'Ente Foreste Paolo Botti. Tra gli altri indagati, tecnici e dirigenti della provincia di Nuoro, tecnici e assessori dei Comuni interessati, responsabili della Protezione civile provinciale e progettisti e dirigenti del Consorzio di Bonifica della Sardegna centrale.
Molti degli indagati sono gli stessi già chiamati a rispondere per il crollo del ponte di Oloè, sempre nel Nuorese, che provoco la morte dell'agente di Polizia Luca Tanzi.
L'indagine della Procura di Nuoro si è sviluppata su tre direttrici: la prima è quella che riguarda i progettisti delle strutture e che ha portato gli inquirenti ad individuare i responsabili di condotte omissive, imperizia, violazioni di norme; la seconda direttrice riguarda i lavori di manutenzione, interventi gestionali e le nuove progettazioni relativamente alla diga Maccheronis e agli argini del rio Posada; la terza direttrice invece cerca di chiarire se la protezione Civile ha svolto il proprio compito preventivo e se ci sono state responsabilità rispetto al malfunzionamento del sistema di allarmi.
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Alluvione 2013, indagati l’ex presidente Deriu e altri 45







