Il programma del sindaco Stefano Delunas bocciato in aula. il primo cittadino di Quartu, appena eletto, è costretto a fare i conti con il suo partito, il Pd, che annuncia il sostegno esterno. Ieri in Consiglio comunale lo scontro finale di una battaglia scoppiata dopo la nomina della nuova giunta chiamata a guidare Quartu per i prossimi cinque anni. È finita con il programma di Delunas che ha ottenuto nove voti favorevoli, nove contrari e nove astenuti. E con dichiarazioni molto forti da parte dello stesso primo cittadino in merito alle ultime vicende.
Il passaggio chiave riguarda proprio la formazione della squadra di governo: "So perfettamente – spiega Delunas – che le nomine degli assessori si condividono con la maggioranza ed è ciò che avrei voluto fare fin dall'inizio. Però non si può nemmeno immaginare, per rispetto non solo del sindaco ma soprattutto dei cittadini, di presentarsi di fronte a chi è stato eletto per ricoprire la carica più importante, consegnare una lista della spesa, dirgli 'Fai così' e girare le spalle.
Perché allora un sindaco non c'è più: resta solo un pupazzo, e i pupazzi non hanno mai saputo governare né, tantomeno, risolvere i problemi". Ed ancora: "Ecco, ritornando sul rispetto dei ruoli: io – che sono il sindaco – devo concordare la composizione della mia Giunta con le forze politiche e con i gruppi interni ad esse che hanno contribuito a portarmi dove sono oggi, e domani chissà. Non l'ho potuto fare perché l'invasione del mio ruolo e delle mie prerogative è stata immediata, totale, in qualche caso condotta in modo minaccioso".
Quindi le scelte sulla Giunta: "Mai avrei deciso di nominare i componenti della Giunta a mio piacimento, se non avessi dovuto contrastare chi pensava di potermi imporre ogni singola scelta: tale nome in tale assessorato, privandomi di ogni ruolo e lasciandomi una fascia tricolore addosso che, come qualcuno pensa, dovrebbe bastare a farmi contento quando mi guardo allo specchio".
Il sindaco in un passaggio parla anche dei possibili contraccolpi sulla città, e prova a indicare la strada: "Dobbiamo confrontarci, forse discutere animatamente, ma la soluzione dobbiamo trovarla insieme, a meno che non vi sia qualcuno che si assuma la responsabilità di tornare alle urne, con l'ingiustificabile spreco di fondi pubblici che ne deriverebbe e le cocenti delusioni che, prevedibilmente, la coalizione oggi al governo si troverà a subire. La città non capirebbe, e a ragione. La città, già ora, s'interroga su che cosa non funziona, dentro questo palazzo e fuori, nel centrosinistra. La città è furiosa perché ha domande, bisogni e richieste per le quali vuole risposte, non litigi e lotte di palazzo o di cortile".